Infortuni – Quinta parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

Avete presente, immagino, dove lavoro. Direi che programmi di produttività ne conosco a bizzeffe, qualcuno ne ho anche venduto, e per un paio ho addirittura collaborato allo sviluppo, almeno come utente, figuriamoci.

Non hanno più voglia di perdere tempo. Il trentenne deve aver fatto un cenno che io non ho percepito, ma il sessantenne sì, ed è lui che prova a chiudere la vendita; sì, perché insomma, questi stanno cercando di vendermi qualcosa e si vede, in un bel rovesciamento di ruoli, dal momento che in genere nei colloqui di lavoro è il candidato ad essere in offerta.

Di nuovo una lunga digressione, lo so che non stiamo parlando di un posto in banca, mi avete già spiegato che c’è la separatezza, e comunque si tratta di entrare a far parte di un grande gruppo che non può che crescere. Quindi, prendere o lasciare, si tratta di accettare addirittura uno stipendio di ingresso più basso, poi arriverebbero le provvigioni sulle vendite una volta passato l’esame alla Camera di Commercio e lo stipendio base non aumenterebbe. Assistenza sanitaria, stanno studiando come farci aderire a quella del gruppo bancario, invece per la pensione integrativa anche da subito, me la pago io, non ci sono problemi.

Mi viene da ridere. Ma questi come sperano di trovare personale qualificato e capace? A queste condizioni solo ragazzotti di belle speranze che non riescono a trovare di meglio, e magari qualche bancario un po’ mobbizzato che si porta appresso il suo stipendio (lei me lo ha spiegato, si chiama cessione del contratto) alla fine della carriera.

Riesco a non ridere loro in faccia, mi limito a sorridere nel più educato dei modi e dichiaro che mi dispiace di aver fatto perdere tempo, ma in questi termini no, grazie, e buona fortuna. L’augurio quasi mi scappa, riesco a non formularlo.

Sono dei signori, questo sì. Si alzano, sorrisi e strette di mano, mi augurano tutto l’augurabile; si meritano un altro sorriso visto che mi accompagnano alla porta. Attraverso di nuovo con passo deciso il salone semivuoto, esco nel caldo che comincia a farsi sentire ed all’improvviso mi sento svuotata di energia. Il calo della tensione, evidentemente; non fumo più, e adesso ci starebbe proprio bene una sigaretta.

Preferisco spostarmi all’ombra e chiamare lei; non posso aspettare di tornare a casa per parlare di questo colloquio, voglio sentire il suo parere.

Risponde a metà del primo squillo: me lo aspettavo, e si aspettava la mia chiamata; mi basta sentire la sua voce e la tensione si scioglie, non ho più i muscoli della schiena contratti. sento addirittura meno caldo. Parlo e non mi fermo per un bel po’ ma non importa, so che lei mi ascolta e aspetta che finalmente taccia, quasi senza fiato, per rispondere.

“Torna subito a casa, amore. Ti aspetto ed ho anche acceso il condizionatore”. Sì, mi dice anche che secondo lei ho fatto bene, ma in fondo è quello che mi interessa di meno.

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