Pioggia

di cristinadellamore

Domenica sera, domani si torna al lavoro, non saremmo comunque uscite.

Gli scrosci, a questo punto, neanche mi dispiacciono, e mi fanno compagnia mentre cerco di capire qualcosa di un nuovo prodotto che dovrei anche vendere; lei rispetta il mio lavoro e sta facendo finta di leggere un faldone scoraggiante: so che dopodomani ha l’incontro per chiudere un accordo importante ma so anche che conosce perfettamente le carte che ha davanti perché non è il tipo che si riduce all’ultimo momento.

Anzi, mi accorgo che i suoi occhi sono puntati su di me.

Nonostante la pioggia sento caldo: quindi non appena tornata a casa da una breve ed inutile passeggiata sotto un cielo nero e sgradevole ho infilato solo una lunga maglietta bianca; per l’impegno che sto profondendo nella lettura o chissà per quale altra ragione ho anche cominciato a sudare.

Io sudo su tutto il corpo, mi copro di una patina che lei adora assaggiare e leccare via. Ma in questo momento non siamo abbastanza vicine, e ne fa le spese il cotone della maglietta, che si inzuppa e aderisce alla pelle. Ed ora, per qualche ragione, è come se mi guardassi allo specchio o meglio mi vedessi attraverso gli occhi di lei, è come se fossi completamente nuda.

Non l’ho fatto apposta ma ne sono felice. Lei mi ripete sempre che sono bella e desiderabile, ed in questo momento sono qui a sua completa disposizione.

Annoiata, stanca, è il momento di distrarmi. Lei fa finta di studiare e mi guarda, io faccio finta di studiare e le dedico uno spettacolino. Comincio a muovermi un po’ come se volessi sgranchirmi i muscoli, e le tette vengono avanti in bella evidenza mentre mi sposto per posare le carte sul tavolino, poi mi stiro e le faccio sobbalzare. Conosco anche un trucco e lo metto in pratica per far sporgere i capezzoli, che cominciano quasi a farmi male per lo sfregamento col tessuto sudato. Lo condivido anche se funziona solo su di me: penso a lei che me li bacia.

Non basta: cambio posizione sulla poltrona, ritraggo le gambe sotto il corpo prima di portarmi un foglio davanti gli occhi. La maglietta, come mi aspettavo, è risalita fin oltre l’ombelico, le ginocchia sono abbastanza divaricate, lo spettacolo è assicurato.

“Vieni qui”, lei mi chiama improvvisamente, nascosta a sua volta dietro un documento. Sorrido appena, prima della seconda frase: “Fai il giro lungo a quattro zampe, sei stata un po’ indiscreta, stasera”.

 

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