Infortuni – Seconda parte

di cristinadellamore

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Mi chiedo infine: quale è il mio prezzo? Più soldi, naturalmente, e magari la possibilità (o meglio la prospettiva) di un ruolo manageriale, tra un paio di anni, perché no? Vendere so vendere, ormai conosco un bel po’ di trucchi del mestiere ed ho anche qualche idea su come far funzionare un gruppo.

Arriva il mio treno e per fortuna è semivuoto. Trovo anche da sedermi, con cautela, lisciando la gonna sulle cosce che nelle luci al neon mi sembrano troppo pallide, oggi pomeriggio si va al mare, lei adora il colore che prendo quando mi abbronzo un po’, e ieri ha comprato i solari nuovi, visto che ormai le creme non durano più, una volta aperte, da un anno all’altro.

Ripasso il curriculum mentre la vettura sferraglia rumorosamente, e pian piano si riempie; lo ho già abbondantemente declinato nel corso dei precedenti incontri e mi chiedo cosa possa aver colpito prima i cacciatori di teste e poi il loro cliente. E cosa di me, in carne ed ossa, abbia fatto impressione, dal momento che venditori ce ne sono tanti, ed anche più bravi, magari con un portafoglio clienti proprio.

Il treno si svuota e si riempie di nuovo, sono arrivata alla Stazione Termini, mancano ancora poche fermate. Un’occhiata all’orologio, e provo a rilassarmi con qualche esercizio di respirazione. Pessima idea per due ragioni, l’aria non è precisamente fresca e fragrante e mi fa pizzicare gola e naso, e le tette si gonfiano e vengono avanti in bella evidenza; molto meglio, qui come altrove, tenere un profilo basso. Cioè, non è per passare per paranoica, davvero, ma tutto vorrei tranne che dover affrontare un’aggressione, stamattina, e gli spazi inferi della metropolitana, ben lontano dalle mete turistiche e di sabato mattina, sono abbastanza inquietanti.

Sbuco finalmente nel sole: non c’è tanto traffico in superficie, ho sbagliato uscita e devo attraversare la piazza. Lo faccio seguendo il percorso più lungo, compio un mezzo giro guardandomi attorno. Sono in una zona di Roma che conosco pochissimo, so solo che è abbastanza vicino all’Università; immagino che lei la abbia frequentata quando studiava, e mi chiedo immediatamente se da queste parti abita qualcuno che la conosce. Solo un istante, però, perché di nuovo, al solo pensiero, torna ad attanagliarmi la gelosia: qualcuno chi, qualcuno che ha fatto cosa con lei, e così via.

Accanto alla banca un bar, ho il tempo di prendere un caffè e decido che sì, rischierò il rossetto perfettamente applicato; sono attirata dalla coppia dietro il bancone, due bei ragazzi, uno alto e biondo, con i capelli a spazzola e le spalle larghe sotto la maglietta nera con il marchio di una torrefazione, l’altro piccolo e bruno, con un cespuglio di ricci afro ed il fisico sottile. Sarebbe divertente prendere il caffè con lei, qui, i baristi accontenterebbero i nostri gusti perfettamente.

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