Simulazioni

di cristinadellamore

Aveva colpito la mia fantasia, su una bancarella vicino l’ufficio. Pochi euro, e forse erano anche troppi, per un cencetto con molto sintetico e poco cotone, una vestaglietta di quelle che si allacciano dietro con una specie di cintura, senza maniche, una piccola scollatura quadrata, mi arrivava appena a coprire il ginocchio. Ma era bella la fantasia, tanti fiori rosa e azzurri, vagamente provenzale.

Il simpatico nordafricano era palesemente contento di vendere, e contemporaneamente perplesso, dal momento che ero in uniforme da donna in carriera completa di borsetta Luis Vuitton molto vintage, era appartenuta alla madre di lei. E nella borsetta, un po’ a fatica, ho infilato l’acquisto.

Sono arrivata a casa parecchio prima di lei, impegnata in qualche interminabile riunione, e ne ho approfittato per provarla. Il primo impatto è stato orribile. Si vedevano sia il reggiseno che l’elastico delle mutandine.

Non mi sono persa d’animo ed ho avuto ragione; tolta la biancheria, era tutta un’altra cosa. Ed i colori si intonavano ai miei occhi, in qualche modo.

Soddisfatta, sono passata in cucina ed ho dedicato un’ora alla preparazione della cena: alle prese con lo spezzatino di tacchino con patate il tempo è volato e me ne sono resa conto quando il telefonino mi ha annunciato un messaggio.

Accompagnandolo da un cuoricino, lei mi annunciava che sarebbe arrivata entro mezz’ora. Mi sarebbe bastata per farmi trovare pronta.

Ho preso in prestito il suo rossetto più chiaro e l’ombretto azzurro che non usa mai, e mi è avanzato abbastanza tempo per apparecchiare la tavola con un po’ di cura ma senza esagerare; ho anche stappato una bottiglia di grignolino.

Lei è arrivata puntualissima, ed io ero lì, ad aspettarla con un calice in mano in cui avevo versato quel fondo di vermentino che era avanzato dalla sera prima, fresco al punto giusto.

L’ho baciata un po’ distrattamente, le ho offerto il bicchiere e mi sono sottratta al suo abbraccio dicendo di avere ancora tanto da fare e di essere stanchissima. Lei è rimasta sorpresa, ma solo per un istante: a subito capito che stasera avremmo giocato alla casalinga disperata.

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