Responsabilità

di cristinadellamore

Torno a casa. Per tutto il giorno sono rimasta chiusa in riunione, poi ho scatenato lo scooter fregandomene dei limiti di velocità e qualche semaforo, per il desiderio di abbracciare lei, e la trovo sulla venerabile poltrona, con una coperta che la avvolge nonostante il caldo. Occhi rossi, ha pianto, anzi, sta ancora piangendo.

“Scusami, non ho preparato niente”, riesce a dirmi prima di mettersi a singhiozzare tra le mie braccia. Lascio che lei si sfoghi, e finalmente è in grado di spiegarsi.

Ancora un omicidio, una donna della mia età uccisa in maniera orribile, bruciata viva da un uomo. Non ne sapevo niente, non compro i giornali e stamattina, e poi per tutto il giorno, non ho avuto modo di guardare le notizie.

Purtroppo lei, che oggi è rimasta a casa, lo ha fatto. E mi racconta tutto, immersa nella vasca delle grandi occasioni, mentre le insapono la schiena, ancora con addosso la camicetta ed i pantaloni chiari indossati stamattina per affrontare una giornata calda ed umida.

“Aveva la tua età, e l’uomo che aveva lasciato la ha uccisa. Perché ragionano così, in questo paese: una donna è di qualcuno, non può essere altrimenti, e non può decidere da sola, non è previsto che appartenga solo a se stessa; dipende da una cultura che costruisce e alimenta in tutti e in tutte noi l’idea che una donna sia una cosa e che possa essere di proprietà, anzi debba esserlo. Si chiama sessismo ed è fatta di tanti ingredienti, il primo dei quali è non vedere il problema”.

Purtroppo non è una novità. So che dopo tutto quello che ha visto è convinta che quando viene fatto del male ad una donna è come se la facessero a tutte le donne, ma non mi spiego questa reazione. Gentilmente le prendo una caviglia, le alzo la gamba snella e massaggio gentilmente dalla caviglia al ginocchio.

“Non è solo per questo. Ho sentito un procuratore, una donna, raccontare che la ragazza ha cercato di scappare, ha chiesto aiuto nella notte, e nessuno si è fermato, e dichiarare che se qualcuno le avesse dato retta sarebbe ancora viva, poveretta”.

Ha ripreso un po’ di colore, e adesso sto male io, le ho ceduto la mia energia. Se ho capito bene, era notte fonda, in una strada di campagna, nemmeno io mi sarei fermata; fossimo passate di lì, ce la avremmo sulla coscienza.

“E invece no. E’ morta perché un bastardo la ha uccisa, questa cosa non deve e non può passare. E’ come quando ti dicono: se un assassino ti chiedesse di scegliere chi deve essere ucciso tra due persone, non sei tu che decidi, è lui che uccide. Ed è orribile che sia un magistrato a dire una cosa del genere”.

Ho promesso di amarla, onorarla e sostenerla, manco alla terza; scoppio a piangere, ed è lei che mi abbraccia e mi conforta, mi dice che va tutto bene, e mi stende lì, sulle piastrelle bollenti della stanza da bagno, mi strappa di dosso i vestiti bagnati, mi viene sopra, mi fa l’amore finché non dico basta tra le lacrime ed i lamenti di piacere, e alla fine resta sopra di me, mi schiaccia e mi bacia dolcemente dopo la furia che ci ha pervase.

“Grazie, amore, di essere qui con me”, mi dice alla fine, ed io ricomincio a piangere. Voglio di nuovo essere consolata.

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