Testimonianze

di cristinadellamore

Conferenza di produzione, il che significa ascoltare i nerd che fanno finta di spiegare cosa si sono inventati di nuovo. Fanno finta, perché non si capisce niente.

Tutti dicono che i nerd sono sociopatici; poche storie, almeno per quelli che conosco io è verissimo, con una particolarità. Insomma, quando si trovano in una compagnia reale si trincerano dietro una montagna di parole incomprensibili.

La cosa non mi disturba: annuisco ad intervalli irregolari, e riesco a farlo anche sonnecchiando o pensando ad altro. Come oggi. E’ un modo orribile di iniziare una settimana e mi sto tirando su il morale ricordando come la abbiamo conclusa.

Sono arrivata al momento in cui lei mi ha infilato due dita dentro, una davanti ed una dietro, ed ho seriamente cominciato ad eccitarmi, quando la voce di fondo cambia; è quella del direttore generale che chiede se ci sono domande. Il che mi riporta, purtroppo, sulla terra, e precisamente sulla scomodissima poltroncina nell’angolo della sala riunioni, vestita da donna in carriera, mentre fino ad un istante prima ero nuda e pulsante, tra le braccia della persona che amo. Peccato.

Ovviamente domande non ce ne sono; la collega più vicina accavalla le gambe, molto in alto, e nell’improvviso silenzio il fruscio delle calze risuona come un boato. Il nerd proprio di fronte, all’altro capo del tavolone col piano di vetro scuro, diventa viola e comincia a tossire, io lancio un’occhiata senza muovere la testa e posso verificare che porta delle bellissime autoreggenti, devo chiederle dove le ha comprate.

Liberi tutti, il che significa che ci meritiamo un caffè dal momento che la riunione è cominciata prima del solito. Sotto lo sguardo un po’ cupo del segretario strisciamo i tesserini e sciamiamo fuori dall’ufficio, noi commerciali, seguiti a breve distanza dai nerd.

Sono cinque minuti fino al bar che offre il miglior caffè del quartiere ed è una specie di defilé; accanto alla collega marcio impettita e lievemente caracollante tra buche ed altre trappole del marciapiede dissestato. Siamo perfettamente consce degli sguardi piantati su di noi: io sono indifferente, se vogliono mi guardino pure il culo, e faccia loro buon pro. La mia collega invece brontola e scocca un’occhiataccia ai due colleghi maschi che ci precedono di qualche passo.

Provo a cambiare argomento e le chiedo delle calze; mossa azzeccata, finalmente sorride e si dilunga in spiegazioni di cui ritengo solo quella del prezzo: niente da fare, troppo care. Sulla porta del bar si ferma e mi chiede a bassa voce del profumo che indosso, lasciandomi basita perché stamattina ero in ritardo e dopo la doccia mi sono vestita in fretta e furia. Solo la saponetta neutra, quindi.

Ci faccio caso, mi concentro e mi rendo conto che sì, un profumo c’è, sottile e persistente, ed è quello che sento quando faccio l’amore con lei, il mio ed il suo sudore mescolati, i nostri umori ed il nostro piacere. No, non posso spiegarlo, grazie, do la colpa o il merito alla saponetta nuova, al tessuto tecnico del giaccone da moto ed  alla tintoria che ha lavato chissà come il tailleur estivo. Ho in risposta un sorrisetto leggermente tirato, poi entriamo seguite a ruota dai nerd, che secondo me sentono la risposta: “Mi fa venire voglia di sesso, è bellissimo”.

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