Protezioni

di cristinadellamore

Se il mio nuovo scooter ha un difetto, non è quello di non essere una Harley Davidson 883: è snello e filante, e proprio per questo lo scudo anteriore non protegge abbastanza in caso di pioggia. Aggiungete che come in quasi tutti gli scooter di questo tipo ha il serbatoio sulla pedana, e quindi non c’è modo di rincantucciarsi più di tanto, e insomma quando piove bastano anche due gocce d’acqua per bagnare le scarpe, le calze e la gonna o i pantaloni.

Io detesto quella copertina che pure va molto di moda e l’assetto di guida rende impraticabile l’utilizzo di una specie di grembiule sagomato da legarsi alla vita. C’è una sola possibilità, mettere i pantaloni impermeabili.

Stamattina cielo grigio e pioggia, come preannunciato ieri sera dal meteo. Quindi ho tirato fuori i pantaloni impermeabili che per fortuna mi vanno un po’ grandi e li ho indossato lasciandoli il più possibile bassi di cavallo, visto che sotto indossavo la gonna del mio tailleur preferito, ho completato la tenuta col giaccone tecnico sfoderato ed i guanti più leggeri, e sono partita per affrontare la bufera.

Per i primi cinquecento metri, più o meno, con la pioggia che picchiava sulla visiera del casco, mi sono sentita fiera di me.

Poi la situazione è cambiata, il cielo è rimasto grigio ma la pioggia è cessata, e la temperatura si è alzata sensibilmente, mentre ero impegnata a schivare le pozzanghere ed a farmi strada attraverso una compatta marea di lamiera.

Conclusione, sono arrivata in ufficio dopo un viaggio durato più a lungo del solito, ed ero zuppa di sudore. Dovevo ancora però affrontare l’ultima e più impegnativa corvée, cioè sfilarmi le ingombranti brache per riporle sotto la sella.

Ci ho messo un istante a rendermi conto che non c’era un modo elegante di farlo. Non solo, mi sono anche accorta che mentre mi sfilavo i pantaloni dovevo anche badare a tirar giù, per quanto possibile, la gonna, che nonostante le mie cautele era risalita ben al di sopra della vita. Il tutto restando in equilibrio, ovviamente, su un marciapiede bagnato, sconnesso e costellato di deiezioni canine.

E insomma, non sono proprio riuscita a far tutto, avendo preferito appoggiarmi saldamente alla sella: la priorità, ad un certo punto di quello strano spogliarello,  era diventata non precipitare rovinosamente al suolo. Meno male che avevo delle culottes nuove, con eleganti bordi di pizzo: devo aver fatto proprio una bella pubblicità.

D’accordo, la prossima volta inghiottirò la mia prosopopea e terrò i pantaloni fin dentro l’ufficio, magari sarà più pratico toglierli a prezzo di un’entrata non certo glamour.

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