Colori

di cristinadellamore

Lei mi ha fatto accomodare sulla venerabile poltrona del bisnonno, mi ha versato due dita di Barbaresco in un bicchiere importante e si è allontanata. Pochi istanti, il tempo di bagnarmi le labbra con il vino color mattone e di lasciare il segno del rossetto sull’orlo del bicchiere, e lei è di nuovo accanto a me.

“Voglio sistemarti lo smalto, rilassati e svuota il bicchiere”. E’ una parola. Lei ha preso tutto il necessario e, sicuramente per non rischiare di macchiarla, ha tolto la tuta verde bosco che indossava un attimo fa; se mi mette lo smalto a mani e piedi, per un po’ non potrò muovermi, e sarà un supplizio di Tantalo bello e buono: non poter reggere il bicchiere sarà l’ultimo dei problemi, anche perché lei aspetta che beva e me lo toglie delicatamente dalle mani.

“Cominciano dalle mani”, dice infatti. E’ uno smalto che non riconosco, deve averlo comprato oggi, rosso fuoco, ancora più pieno e luminoso di quello che uso di solito. Mi piace tantissimo. E mi piacciono le sue mani che si muovono agili e precise.

“Ti ho comprato anche il rossetto nuovo, poi lo provi”, mi spiega, dandomi un buffetto per farmi stare ferma. Respiro e chiudo gli occhi e ne ho in premio un bacio sulle palpebre.

“Dieci minuti, direi. Tieni”. Regge il bicchiere all’altezza giusta, lo inclina e mi lascia bere un altro sorso; sorride quando la ringrazio con un tono che di solito è riservato a quando siamo abbracciate.

“Se ti comporti bene ne avrai ancora. Resta ferma così”. Batuffoli di ovatta a tenere a posto le dita dei miei piedini, altro flaconcino di smalto, il mio preferito nero profondo. Lei si accomoda senza formalità sul pavimento,  le gambe sotto il corpo, le ginocchia appena divaricate. E’ un caso se riesco perfettamente ad ammirare il suo inguine depilato, la fessura rosea che non smetto mai di desiderare?

“Un po’ di pazienza, passiamo all’altro piedino”. Che mi bacia quasi prosternandosi, poi si sposta alle mie spalle e mi bacia per passarmi poche gocce di vino. Non è mai stata brava in questo, lo faccio meglio io. In compenso mi lecca le labbra in punta di lingua prima di inginocchiarsi e rimettersi al lavoro.

“Ci siamo quasi, adesso proviamo anche questo”. E’ il rossetto nuovo, me lo mette lei, socchiudendo gli occhi per la concentrazione. Non ho bisogno di uno specchio per controllare, sono sicura che è perfetto. Mi sembra che il tempo sia diventato una melassa; lei si è spostata dietro di me a ha cominciato ad accarezzarmi, è partita dal collo e poi è scesa fino alle tette, che sfiora attraverso il cotone pesante della felpa che non ho potuto togliermi. Non mi basta respirare e tenere gli occhi chiusi, comincio ad agitarmi.

“Devi restare ferma, la prossima volta ti lego al letto, che ne dici?”, sussurra strizzandomi i capezzoli. Non faccio in tempo ad immaginarlo che urlo e vengo. Con un angolino del cervello, penso che anche lei ha bisogno di un po’ di manicure.

 

 

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