Lampi

di cristinadellamore

Metto la freccia e mi infilo nella grande area di servizio; sembra quasi di stare in autostrada e invece dritto davanti a me la basilica di san Pietro e Paolo, appena al di là del Tevere.

Le giornate si sono allungate grazie alla stagione ed all’ora legale, l’aria è meravigliosamente trasparente e leggera, la luce è magica ed è venerdì; insomma, va tutto bene. Devo solo fare il pieno e poi sarò libera di prepararmi per il weekend: lei mi ha promesso una bella serata con un gruppetto selezionato di amici; a me sta bene purché possa starle vicina per tutto il tempo, sentire il suo calore anche attraverso i vestiti e l’odore della sua pelle.

A proposito di odore: vapori di benzina e di gasolio, aromi di idrocarburi combusti, e qualche chiazza che, nel sole basso, brilla di tutti i colori dell’iride. Potrebbero forse tenerla meglio, ma qui la benzina costa meno: d’accordo, stiamo parlando di uno o due centesimo al litro, ed il mio pieno non arriva a dieci litri, ma visto che ci passo davanti perché non risparmiare?

Poi il self service è un rito che mi piace. Prima accosto lo scooter, scalcio e tiro giù il cavalletto laterale, scendo con cautela dall’altra parte tirando giù la gonna (per quanta attenzione faccia, risale sempre un po’ troppo quando mi accomodo in sella), mi chino per aprire il serbatoio e poi il dialogo digitale con la cassa automatica  per ottenere il via libera grazie alla mia tessera bancomat.

Davanti alla cassa ci sono già due persone, una coppia di ragazzini con i capelli lunghi che sfuggono da tutte le parti sotto i caschi coloratissimi; infagottati nei giubbotti, i volti coperti dalle visiere, sono alle prese con la schizzinosa bocchetta di introduzione delle banconote, un biglietto rosso che entra e dopo qualche istante viene risputato fuori. All’altezza dell’altra pompa una luccicante Guzzi d’epoca: allora non sono poi così giovani, chissà come mai lo ho pensato, forse perché indossano jeans strettissimi e abbondantemente rivoltati sul fondo, le caviglie nude ed enormi scarpe da ginnastica.

Ce la fanno, è il mio turno. Recuperato il bancomat mi occupo del pieno con la benzina a cento ottani e mi disinteresso di quello che mi circonda: sto pensando a cosa mettere stasera, non so se dovremo essere eleganti o sportive, ho voglia di indossare i pantaloni di pelle ed il giubbotto da biker, spero che lei sarà d’accordo.

Il serbatoio è pieno. Mentre rimetto a posto l’erogatore arriva un’altra macchina che si ferma ad un millimetro dalla targa della mia moto; non solo, mi blocca il passaggio per andare a recuperare lo scontrino.

E’ una vecchia berlina impolverata. Giro attorno al mio scooter e mi tengo alla larga dalle lamiere sporche ed un po’ arrugginite e mi trovo ad incrociare lo sguardo del conducente: capelli bianchi, occhiali spessi, rughe. Penso che a quell’età non dovrebbe più guidare e faccio per archiviare l’informazione quando sento una voce sorprendentemente forte: “Mi scusi, signorina”.

Insomma, non si è accorto che questo è un self service e mi chiede come mai non c’è il benzinaio. Accanto a lui, una elegante signora con i capelli azzurri perfettamente in piega e due labbra rosse. D’accordo, li aiuto io. Mentre la vecchia Guzzi si allontana rombando (hanno avuto qualche problema, credo, dal momento che per rifornirsi di dieci euro di benzina hanno impiegato più tempo di me) mi improvviso benzinaia per i venti euro di gasolio di cui hanno bisogno.

Sembra facile. La banconota azzurra proprio non piace alla macchinetta, riesco a fargliela inghiottire dopo un bel po’ di tentativi, poi il tubo sembra troppo corto e quasi non arrivo al serbatoio, e per concludere, per quanta attenzione ci metta mi smaglio una calza contro il paraurti, e per fortuna non mi taglio.

Inghiottendo una imprecazione mi accosto al finestrino per salutare il conducente che mi dedica un sorriso un po’ sghembo, mi ringrazia e mi porge una monetina. Resto lì come una stupida mentre la coppia si allontana lasciandosi dietro una gran nuvola di fumo nero.

Guardo e scoppio a ridere: è una vecchia cento lire. Bene, la terrò come portafortuna.

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