Controlli

di cristinadellamore

Prima di passare al ferro da stiro, faccio sempre un controllo su camicie e camicette. E’ una cosa che faccio meglio di lei, cucire; in casa non c’erano neanche ago e filo, quando sono arrivata, figuriamoci.

Lei si accomoda spesso accanto a me, dice per imparare ma io so che adora star lì a guardarmi. Sento gli occhi fissi su di me, che seguono i movimenti delle mie dita, ed è affascinata, o almeno così dice, del piccolo gesto tra pollice ed indice col quale annodo il filo.

Non è vero, io lo so e lei sa che lo so. Lei pensa a ciò che faccio con quelle stesse dita sul suo corpo. E quando è particolarmente sensibile, magari dopo una giornata particolarmente dura o qualche giorno al mese, sembra proprio che senta le mie carezze come a volte io sento le sue anche quando non mi tocca.

Stasera è una di quelle. Passo e ripasso l’ago nel sontuoso cotone della sua camicetta preferita, nero profondo che sembra seta, il bottoncino che, beato lui, è proprio all’altezza dei seni, non si muoverà più.

E intanto la sento respirare a bocca aperta, sento il suo calore perché si è avvicinata, sento il suo odore perché si è eccitata. Un’occhiata, qualche goccia di sudore tra labbro e naso, gli occhi diventati più scuri e profondi; e allora decido di stravincere, arriccio le labbra, scopro i denti e taglio il filo con un morso secco.

Lei sobbalza e si avvicina ancora di più, mi vuole e la voglio, ma voglio anche giocare e faccio finta di niente, faccio la moglie impegnata, lascio cadere la camicetta nel cesto di vimini dei panni da stirare e con un gesto un po’ teatrale infilo l’ago nel rocchetto del filo.

La prossima è la camicia azzurra di taglio maschile, taschino, cifre, colletto botton down, che in qualche occasione indosso sotto il maglione e con i jeans, qualche altra senza nient’altro per il nostro piacere. I bottoni sono a posto, mi attardo a saggiarli tutti con la massima cura, non serve ma prendo il filo bianco, ne lecco la cima e infilo l’ago e lei finalmente mi abbraccia, mi lecca la guancia e infila la lingua nell’orecchio. Sotto il cotone consumato della vecchia felpa blu che indossa sento i suoi capezzoli conto il fianco, dritti e duri come diamanti. E mi arrendo, lascio cadere ago, filo, camicia, ricambio l’abbraccio, mi volto quanto basta per ricambiare il bacio, gli occhi nei suoi.

“Facciamolo qui”, mi sussurra lei.

No, è scomodo, qui cominciamo solo, poi finiamo a letto. Sono disposta a portarcela in braccio, e lei lo sa.

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