Possibilità – Quinta parte

di cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

No, non è il caso. Si cambia di nuovo argomento, invece, passiamo al dress code. Dunque, sembra indispensabile una certa eleganza, ma anche un profilo un po’ più basso: mi sta dicendo, se capisco bene, che dovrei dare addio ai tailleur che mi piacciono tanto e che mi stanno così bene. Magari in favore di un burqa? Mi mordo mentalmente la lingua e mi limito ad annuire prima di precisare che tutto dipende dall’ambiente e dal messaggio che si vuol mandare ai clienti. Non li vogliamo certamente intimidire, concludo sorridendo.

Forse il sorriso è un errore, mi fa apparire troppo sicura. Ma no, ho trovato, o almeno spero, la gradazione giusta, labbra incurvate a coprire i denti. Il committente sorride di rimando; attenzione, questo è il momento in cui ti fregano, e scocco un’occhiata alla bruna che è mortalmente seria, appollaiata su tacchi più alti e sottili dei miei, dovrei davvero chiederle dove ha comprato quelle scarpe per essere sicura di tenermi alla larga dal negozio, sono veramente orribili.

Ecco il colpo basso. Ce la farò a a lavorare e studiare assieme per prendere la necessaria abilitazione? D’accordo, l’ho già fatto, mi sono diplomata con colpevole ritardo quando ero impegnata otto ore al giorno, seduta dietro una scrivania di cristallo a sorridere e mostrare le gambe. Ovviamente non posso metterla in questi termini, abbasso la cresta e dico che le donne sono necessariamente multitasking quindi mi ritengo in grado di farcela. Senza sorridere, stavolta: quando mi sono informata mi è venuto un attacco di panico, ho letto le materie d’esame e non ho la minima idea di cosa siano, c’è diritto (si parla di compravendite, ipoteche, contratti preliminari, per dire) ed una cosa che si chiama estimo e probabilmente ha a che fare con le dimensioni delle case. Per il diritto, lei può certamente aiutarmi, ma per l’altra oscura materia non saprei neanche da parte cominciare.

Sommersa da una breve ondata di panico devo essermi persa qualcosa. Il committente si alza in piedi, troneggia per un attimo su di me, la bruna ed il biondo lo imitano e mi tocca a mia volta emergere da quella inquietante seduta. Meno male che faccio sport: non sono dimagrita più che tanto, ma ho messo su un po’ di muscoli sui quali faccio forza, e riesco ad assumere la posizione eretta senza troppi contorcimenti. Sorrisi e strette di mano, poi il biondo mi scorta addirittura fino all’uscita ribadendo il più classico dei le faremo sapere.

Non vedo l’ora di tornare a casa, e magari sciogliere la tensione della lunga giornata uscendo a correre con lei. Accanto allo scooter, prima di mettere il casco accendo i telefoni e quello personale immediatamente prende vita: è lei che mi manda un messaggio, e non mi chiedo più come fa a sapere che fino ad istante fa avevo il telefonino spento. Leggo e mi scappa da ridere, ancora ridendo mi volto e lei è alle mie spalle, jeans, maglione e giubbotto sbottonato, il casco appeso al gomito.

“Puoi darmi un passaggio, bella signora? Saprò meritarmelo, te lo assicuro”.

Volo tra le sue braccia, la bacio e decido che faremo il giro lungo per tornare a casa: voglio restare a lungo con lei che mi tiene stretta e sentirla contro la schiena, e poi a casa faremo il resto.

Annunci