Possibilità – Quarta parte

di cristinadellamore

Segue da qui

Uno strano cambio di argomento, o forse no. Il committente, che ormai ha deciso di partecipare, forse non ha tempo da perdere o forse non gradisce la conduzione della bruna, vuole sapere in che tipo di struttura lavoro adesso, e quando rispondo che è una piccola azienda – cosa che già dovrebbe sapere, accidenti a lui – mi chiede come affronterei l’impatto con una grande struttura. Tiro un lungo respiro prima di rispondere. Dunque, credo che il lavoro commerciale non cambi più che tanto se si è in cinque o in cinquanta: abbiamo i nostri ritmi ed i nostri tempi, i nostri obbiettivi ed i nostri risultati, quindi non ritengo ci sia tutta questa differenza.

 Ovviamente non c’è una risposta giusta o una sbagliata a questa domanda. Cosa voleva sentirsi dire, che mi sarei adeguata? Mi accorgo che sto trattenendo il fiato, e insomma, allora non è vero che non sono preoccupata. O forse è solo che ti tengo a fare una bella figura. Respiro, accorgendomi che già così sto facendo forse una figura esagerata, le tette tornano nella posizione di riposo e ricambio lo sguardo del committente fino a che non si toglie gli occhiali per dare un’occhiata alle carte che tiene sulle ginocchia.

Poi, senza rimetterli, mi squadra strizzando un po’ le palpebre prima di passare ad un nuovo argomento, che poi è vecchio, ma affrontato con un certo stile: conciliazione vita/lavoro, molto di moda negli ambienti più politicamente corretti per chiarire che non stiamo parlando di un lavoro 9/17, anzi. Bene, diciamo che per il momento ci sono riuscita, non vedo perché non dovrei riuscirci anche in futuro: basta sapersi organizzare sia a casa che in ufficio. Mi aspetto che il discorso prosegua su terreno scivoloso, con un commento tipo fortunata lei che ha un partner/marito/fidanzato disponibile ad aiutarla e capace di farlo. Meno male, il committente non fa commenti, sembra apprezzare ma non passa ad altro; no, perché chissà da dove arriva, visto che parla senza accento, e senza accento mi fa le congratulazioni e lascia cadere che Roma è una città splendida da visitare ma lavorarci è molto complicato, lui solo per arrivare in ufficio ogni mattina ci mette un’ora e ogni spostamento è una specie di percorso di guerra. Mi stringo nelle spalle dimenticando dove e come sono seduta prima di rispondere che mi sposto in motorino, è l’unico modo.

Adesso sì che passa ad altro, anche se ho colto un lampo negli occhi verdi, deve essere stato il sobbalzo delle tette, perché non credo che sia un centauro che detesta chi non possiede una Harley. Se ho qualche idea su come funzioni il mercato immobiliare? Poche, per la verità. So che c’è bisogno di passare un esame della Camera di Commercio per fare l’agente immobiliare, e da quello che leggo so che più o meno dopo più di cinque anni di buio pesto il mercato ha ricominciato a muoversi, almeno qui a Roma. Non credo però che chi lavora a provvigione navighi in ottime acque, ma anche questo commento lo tengo per me, visto che di soldi ancora non abbiamo parlato. E forse sarebbe il caso.

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