Partecipazioni

di cristinadellamore

Ho cercato di farmi un’idea ma ci ho capito poco, forse perché le informazioni non sono tante e soprattutto, tanto per cambiare, sono di parte. Però su questo referendum di metà aprile mi piacerebbe capirci qualcosa. Ho capito solo che si parla delle piattaforme per l’estrazione di gas e petrolio in mezzo al mare, ma entro le dodici miglia dalla costa. E già devo capire a cosa corrispondono dodici miglia.

“Bella domanda”, mi ha risposto lei. “Se sono miglia marine corrispondono ad un po’ più di ventidue chilometri; però se sono miglia terrestri si riducono a poco più di diciannove”.

Una bella distanza, comunque. Insomma, queste piattaforme ci sono già, e se ho capito bene il referendum vorrebbe abrogare la facoltà di sfruttare fino in fondo i giacimenti.

“Non è proprio così semplice. In realtà adesso le concessioni vengono automaticamente rinnovate fino a quando c’è qualcosa da estrarre; se si abroga la legge in vigore alla scadenza della concessione bisognerà chiedere di nuovo il permesso ed eventualmente passare per le forche caudine di un ricorso al TAR contro il provvedimento amministrativo”.

Ma è un male o un bene se si fermano queste estrazioni? Io non ne ho idea.

“Il punto è proprio questo. La democrazia diretta è bellissima, ma su cose che abbiano un senso per la gente comune. Per questo non sei riuscita a farti un’idea, le informazioni comprensibili sono trasmesse assieme alla propaganda, quelle più tecniche, che poi hanno anche più senso, sono ben nascoste su siti specialistici e si rivolgono, appunto, agli specialisti”.

Dicono che tra petrolio e gas, quello che si estrae è comunque poca roba e non vale la pena di danneggiare l’ambiente per tirarlo fuori. Ma danno per scontato che si danneggi l’ambiente: è proprio così?

“Ecco, questa è la prima domanda da porsi, e ovviamente è una domanda alla quale io non posso rispondere, e neanche tu. Magari il rischio c’è, hai visto mai, capita qualcosa come nel Golfo del Messico, il Mediterraneo è un mare chiuso, pensa che disastro sarebbe. Poi, in realtà, si estrae solo metano, da questi pozzi”.

E’ allora forse è meglio bloccare le piattaforme.

“Purtroppo non è così semplice”. Mi fa cenno di sedermi accanto a lei e si accende una sigaretta. “Anni fa mi sono trovata in mezzo ad una manifestazione contro l’installazione di nuove antenne per la telefonia mobile”. Sorride e continua: “E’ stato divertente, tutti questi bravi cittadini, residenti qui dietro, vicino al cinema del Torrino, che sfilavano, ognuno con il telefonino attaccato all’orecchio”. Rido anch’io: in effetti doveva essere strano a vedersi. Possibile che non si rendessero conto dell’assurdità?

“Per dire che non c’è, dietro a questo referendum che purtroppo parla alla pancia delle persone, un serio progetto di modifica del modello di sviluppo. Quelli che voteranno non smetteranno per questo di andare in giro in macchina e di pretendere una casa calda d’inverno e fresca d’estate”.

Già adesso importiamo un sacco di petrolio e di gas, mi pare.

“Ti pare bene, ed il gas ce lo vende Putin, che non è proprio il massimo come partner commerciale. Ho letto qualcosa un po’ di tempo fa, vorrei che lo leggessi anche tu. Cerca “no triv Mozambico” su Google, lo trovi subito”.

L’ho fatto, ho letto e confesso che mi sono convinta. Andrò a votare, e voterò no.

Sì, abbiamo parlato anche di questo.

“Da un bel po’, per far fallire un referendum abrogativo si preferisce non andare a votare, così non si raggiunge la metà più uno dei votanti: a me sembra un po’ buttare la palla in tribuna, una cosa del genere, rifiutarsi di giocare. Quindi ci andiamo, domenica mattina presto, e poi, se il tempo è bello, magari ce ne andiamo al mare, che dici? Anche solo per respirare un po’ d’aria”.

Ottima idea. Due asciugamani li possiamo portare, e se andremo con il mio nuovo scooter lascerò guidare lei.

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