Distrazioni

di cristinadellamore

Ho voluto farle una sorpresa. Una sera in cui faceva tardi ho fatto la spesa prima di rientrare a casa, e qui grazie allo scooter con il suo ampio vano sottosella sono stata molto comoda, e poi ho preparato tutto in tempo per farle trovare la cena pronta.

Niente di complicatissimo ma qualcosa di particolare, che in genere non prepariamo perché un po’ troppo ricco di grassi e di sali: ci teniamo a mangiare bene ma anche alla linea.

Insomma, gnocchetti sardi con burrata e speck. Ho dedicato un sorriso al banconista piccolo e bruno del supermercato sotto casa che ha tagliato a dadini cento grammi di speck lasciandomi il grasso ed ha scelto la piccola burrata di Andria con grande cura: ben speso, lo speck a vederlo sembra proprio quello, privo di qualsiasi gusto, che si trova nelle vaschette di plastica, ma il profumo è proprio quello che deve essere, e la burrata ha la giusta umidità che mi servirà per condire la pasta.

Un’occhiata all’orologio, dopo aver indossato, complice il tepore di questa primavera anticipata, solo la maglietta di cotone che mi arriva appena all’ombelico: ci siamo, accendo il fuoco sotto l’acqua della pasta, la burrata è pronta, pronto anche il padellino antiaderente che, una volta ben scaldato, accoglierà lo speck.

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Butto la pasta proprio mentre la chiave gira nella serratura, lei è stanca e sudata, mi abbraccia ed io la bacio, oggi ha fumato troppo, mi farò raccontare la sua giornata; non schivo la sua carezza e prima di infilarle la lingua nell’orecchio le spiego che ha dieci minuti per venire a tavola.

Il padellino è bollente, un’occhiata alla pasta che cuoce scoperta e giù lo speck che sfrigola: lo faccio saltare dopo aver abbassato la fiamma. Suda, libera il grasso, che ci servirà.

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Ci siamo, è il momento di scolare la pasta, in una nuvola di vapore, poi con le mani straccio l’interno della burrata e lo spargo sugli gnocchetti bollenti, infine rovescio il pentolino stando attenta che tutto il grasso si versi assieme allo speck. Sto aggiungendo la parte esterna della burrata quando la sento ad un millimetro da me, dietro le mie spalle.

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“Avevi dimenticato il vino, amore”, e sento qualcosa di duro e freddo dietro, che mi accarezza e gentilmente mi forza, “questa Passerina così sarà ancora migliore”.

Non vedo l’ora di svuotarla, quella bottiglia.

 

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