Corridoi

di cristinadellamore

Ho un appuntamento in centro. Non si dovrebbe dire, ma è un lobbista (si scrive così?) con l’ufficio strategicamente collocato tra Camera e Senato. Riesco ad organizzare l’incontro più o meno al mattino presto, risparmiandomi di passare prima in ufficio: ho compilato l’assurda scheda di contatto – la chiamano così i nostri nuovi padroni – la sera prima, spero che valga lo stesso.

Il viaggio con lo scooter è addirittura gradevole, poco traffico, oggi, per qualche miracolo, e dopo i chilometri ci Colombo cominciano le cose notevoli di questa città che ha quasi tremila anni di storia e può sopportare gli omuncoli che vorrebbe, adesso, amministrarla.

Mi infilo sotto le Mura Aureliane, poi giro a sinistra, costeggio le Terme di Caracalla e sbuco alla FAO dopo un paio di curve in discesa che affronto senza nemmeno toccare i freni e giocando di polso sull’acceleratore, con attenzione, qui attorno c’è molto verde e l’asfalto, per quanto innaturalmente liscio, potrebbe essere un po’ umido: sì, questo giocattolo è davvero divertente ed anche abbastanza comodo, visto che posso montarci sopra con la gonna stretta, le decolté tacco 12 e le calze autoreggenti con la riga. Devo solo stare attenta a tenerlo ben pulito.

Ad un semaforo mi sembra di sentire la voce di lei quando gioca a fare la guida turistica: “Qui c’era la stele di Axum, la abbiamo restituita all’Etiopia. Ma alza gli occhi, quello che resta è ancora più bello”.

E’ vero: oltre lo spazio vuoto del Circo Massimo, ci sono San Pietro e la Sinagoga a segnare l’orizzonte, e dietro il Gianicolo.

“Questa era la valle Murcia, tra il Foro, il Palatino ed il Circo Massimo. Ma stai attenta, adesso è piena di buche”.

In effetti i sanpietrini si sollevano come onde, ma un sobbalzo dopo l’altro arrivo a destinazione, e mi confronto con la controindicazione del viaggiare in gonna ed autoreggenti sullo scooter: quando mi chino per mettere il bloccaruota do spettacolo, per quanta attenzione possa metterci.

Lo studio del lobbista mi sembra piccolo, buio e cavernoso, ma ovviamente lui è uno che lavora altrove; me lo immagino in giro per i corridoi dei ministeri o in qualche parte di Montecitorio in cui ha il permesso, negato ai comuni mortali, di penetrare. Me lo immagino anche in qualche ristorante più o meno stellato, qui attorno, ad offrire pranzi e cene ai parlamentari che dovrà affascinare.

Un ingresso ampio e vuoto, una piccola scrivania in un angolo con un ragazzo – avrà la mia età, forse è ancora più giovane – correttamente in camicia stirata e cravatta, che lavora su un computer, mi lancia un’occhiata e mi fa segno di passare: c’è una porta, la apro e mi trovo nel sancta santorum, una stanzetta in penombra, una scrivania massiccia coperta di carte, il cliente, finalmente, che mi dedica un sorriso professionale e mi prega di accomodarmi alzandosi in piedi, cortesia di vecchio stampo.

Faccio in tempo a chiedermi cosa possa volere da noi uno che fa un lavoro del genere, ma certo quelle carte sono un buon segno: magari le vuole ridurre. Ed è proprio così, ha bisogno di qualcosa tipo un elenco clienti e fornitori (si deve essere documentato, nonostante tutto mi sta simpatico), da una parte le aziende e le associazioni di categoria che gli danno gli incarichi, dall’altra i parlamentari, i direttori generali dei ministeri, insomma quelli che lo stanno a sentire. Col problema, ovviamente, che deve essere tutto garantito riservatissimo.

Diciamo che abbiamo sbagliato approccio, qui bisognava venire con un nerd della produzione, ma facciamo ancora in tempo a riparare: col permesso del cliente chiamo in ufficio e per fortuna sì, ce n’è uno presente – in genere lavorano da casa e disposto a farsi una passeggiata. Speriamo che sia vestito almeno decentemente, questo tizio mi sembra abbastanza attento alla forma. In effetti, un incontro con scarse prospettive rischia di portare un contratto molto interessante, per il taylor made prendiamo parecchi soldi.

Ora non si tratta di altro che tenere elevata l’aspettativa senza lasciar cadere la tensione. Due chiacchiere per far passare il tempo. Ovviamente non si sbottona, e d’altronde non credo che mi interesserebbe essere messa al corrente delle manovre più o meno di corridoio grazie alle quali nascono articoli e articoletti di leggi e decreti ministeriali.

Per fortuna il nerd arriva presto, prima che si esauriscano le possibilità di discutere del tempo e del traffico, e per fortuna è uno dei più presentabili: l’unico difetto che ha è quello di piacersi un po’ troppo e di essere convinto di costituire un dono di dio alle donne. Tornerà in ufficio a piedi, non ce lo voglio sul sellino posteriore a smanacciarmi con la scusa di tenersi in equilibrio.

Alla fine, contratto firmato e strette di mano, questo tizio finalmente si alza in piedi, torreggia su di me, mi accorgo che è molto alto e molto magro, e mi dedica il sorriso professionale che riconosco, è molto simile al mio.

Una volta fuori, mi accorgo anche che il nerd sembra divertito. E mi accorgo che deve essere capitato quando ho abbassato la lampo del giaccone tecnico: sono saltati i primi bottoni della camicetta, è davvero uno spettacolo.

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