Imprevisti

di cristinadellamore

Qui al paese correre e’ più complicato. Non solo per lo stato delle strade, più adatte ai somarelli che alle persone, ma anche per i continui saliscendi cui siamo costrette visto che ci troviamo a novecento metri di altezza, proprio sul cocuzzolo di una montagna.

Io ho trovato una soluzione: la passeggiata attorno alla piccola villa comunale è abbastanza liscia e priva di dislivelli significativi. Certo dovremo risparmiare le energie per il ritorno a casa, cento e passa metri in salita ma non si può avere tutto.

Insomma, visto che oggi dobbiamo chiuderci in macchina per quattro ore e tornare a casa non abbiamo intenzione di rinunciare alla nostra corsa di bellezza. Quindi sveglia presto, pronte le vecchie scarpette un po’ più robuste che ormai usiamo quasi come pantofole e le tute vintage dei genitori di lei, grigia per me, verde per lei, un bacio prima di aprire il vecchio portone di legno che poi ci chiudiamo alle spalle e via nella penombra e nell’aria quasi fredda dell’alba con l’ora legale.

Le regole si rispettano ovunque, quindi all’andata è lei a dare il ritmo, al ritorno toccherà a me. Decide di buttarsi per i vicoletti, quindi prima la piazzetta con la fontana, poi una discesa vertiginosa con meno di un metro di larghezza, una curva secca e finalmente il corso principale. Per terra è un po’ umido, non è piovuto ma sento odore di pioggia da qualche parte nella vallata.

Piazza; scuola, benzinaio, banca, ufficio postale, farmacia e stazione dei carabinieri, e poi via, siamo lungo la passeggiata. Non c’è nessuno, ieri sera i paesani hanno fatto tardi, forse, o forse è davvero presto.

Adesso è più semplice, lei allunga il passo ed io la seguo, i muscoli sono abbastanza caldi ma dobbiamo stare attente, non conosciamo abbastanza bene il percorso, magari possiamo trovare una buca o un tombino. E sì che c’è da vedere: non solo la sua figura infagottata  in una tuta che non riesce a mortificarne il fisico elegante, ma anche il panorama della vallata nella luce che ormai mi permette di scoprire il vecchio lavatoio e, più giù, il cimitero, e poi una catena ininterrotta di monti che da qui ci chiude il panorama verso il materano.

Lunga curva a sinistra, dopo la chiesetta sempre chiusa, e alla nostra destra cominciano ad allinearsi le casette ad un solo piano che annunciano la conclusione del giro.

Ne inanelliamo cinque, e mi sembra che ogni volta ci mettiamo un po’ meno, quando lei mi fa cenno di passare davanti. Forse è un po’ presto? Non ha importanza, lei comanda ed io obbedisco, non si può discutere; passo avanti sfiorandola, mi sembra di sentire la sua carezza più intima, ci aspettano altri cinque giri, e improvvisamente ho fretta.

La chiesa, il panorama, la curva, le casette; caracollo per evitare una vecchina che sarà alta poco più di un metro, o forse è molto curva, tutta coperta di nero dallo scialle che porta in capo alle scarpe che appena spuntano sotto la gonna lunga fino ai piedi che è sbucata da una porta senza guardare: si avvia certamente per la prima messa, ce la ritroveremo sotto casa quando andremo a lasciare la nostra offerta al parroco per i lavori di restauro della chiesetta nel bosco.

Quinto giro, comincio a sentire l’odore del mio sudore, è il momento di puntare verso casa ed ho due possibilità, la strada esterna, una specie di tangenziale, o di nuovo il corso e poi un vicolo con uno strappo finale: decido per la seconda, e intanto mi viene in mente il significato originario del caracollo, l’attacco della cavalleria pesante all’epoca delle guerre di religione.

Mi sento bene, ho voglia di correre ancora, ma poi arrivo sull’ultimo strappo e mi cedono le gambe; ci sono ancora gli scalini che dalla piazza portano a casa, il portone è aperto, mio cognato deve essere sveglio, e mi sembra di portare degli scarponi da montagna su per gli ultimi gradini, il respiro è un mantice, ieri abbiamo mangiato troppo, e finalmente siamo arrivate, profumo di caffè, lei mi abbraccia da dietro e mi tiene in piedi.

E’ tutto quello che mi serve, le sue parole (“Amore, adesso respira e non fermarti, corri sul posto”) ed il suo calore mi fanno passare tutto. Domani correremo a Roma, e farò ancora meglio.

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