Variazioni

di cristinadellamore

Stamattina faceva caldo.

Sono arrivata in ufficio un po’ sudata sotto il casco ed il giaccone, dopo i quindici chilometri sul mio nuovo scooter, ed ho seriamente pensato di dovermi alleggerire; avevo visto anche qualche goccia di pioggia sulla visiera trasparente, la coda di quello che era venuto giù durante la notte ed aveva coperto di sabbia le auto in sosta.

Poi mi sono immersa in una giornata senza appuntamenti, quindi qualche telefonata del tipo post vendita, con la promessa di passare a trovare il cliente, e poi una noiosissima conferenza di produzione. Noiosissima principalmente perché i nerd non riescono ad esprimersi nel linguaggio comune, ed almeno il trenta per cento di quello che dicono deve essere in inglese, più un altro trenta per cento in italiano ma in rigoroso gergo informatico. Per fortuna le schede prodotto, sulle quali lavoriamo noi commerciali, sono riviste da un collaboratore esterno laureato in lettere classiche e con la passione dell’informatica, non solo comprensibili quindi, ma anche gradevoli da leggere.

Per quanto possano essere lunghe, queste riunioni si concludono magicamente quando è ora di pranzo. In questi casi, per tante buone ragioni, rinuncio alla mia dieta a base di frutta di stagione e mi accodo al gruppo: in genere si gira l’angolo evitando i bar scintillanti e ci si infila in una traversa prima, in una polverosa trattoria poi.

Primo errore: ho pensato di poter fare a meno del giaccone, e invece durante la mattinata il tempo era cambiato, si era alzato un vento fresco se non proprio freddo che mi faceva rabbrividire nel mio tailleur da donna in carriera.

Secondo errore, conseguenza del primo: ho ceduto alla tentazione della coda alla vaccinara e di mezza bottiglia di vino rosso. La coda va servita con una ricca salsa di pomodoro, con tanto sedano e peperoncino, nella quale inzuppare il pane, e ahimè, l’intingolo è piaciuto tantissimo non solo a me ma anche alla mia giacca grigioazzura ed alla mia camicetta tortora. Il mio vicino, tanto non per smentire il luogo comune del nerd goffo e socialmente inetto, invece, mi ha rovesciato il vino sulla gonna. Risultato, un vestito rovinato.

Non posso restare conciata così, e men che meno tornare a casa, dal momento che ho un appuntamento con lei, devo passarla a prendere dopo l’orario di lavoro per un aperitivo con gli amici. Solo una cosa da fare, passare al negozio qui accanto, aperto ininterrottamente, e ricomprare tutto. Ma non ho voglia di spendere troppi soldi, e poi qualcosa di invernale chissà se c’è ancora, in fondo agli scaffali.

Però qui vicino c’è anche il megastore di una catena particolarmente economica, e credo proprio sia la mia salvezza. Mi faccio accompagnare dal nerd che mi ha rovesciato il vino addosso e che farebbe di tutto per farsi perdonare, e punto con decisione al reparto maschile sotto i suoi occhi perplessi. Lo guardo: felpa con il logo di uno sconosciuto gruppo rock, jeans scoloriti e scarpe da ginnastica, davvero un abbigliamento basic che col suo aiuto perfeziono in maglione misto lana che ricorda lo shetland e jeans anche troppo nuovi ma di un blu profondissimo grazie ad una buona dose di sintetico. Totale, meno di cinquanta euro, per un’emergenza sono soldi ben spesi.

Perché sotto i jeans ho tenuto i decolté, che diamine, ed ho avuto in premio l’occhiata entusiasta che lei mi ha rivolto quando ho tolto il giaccone prima di sedermi al tavolo, e tutto il resto quando siamo tornate a casa.

 

 

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