Organizzazione

di cristinadellamore

Lei non transige. I vestiti vanno riposti solo dopo un passaggio in tintoria. Forse è prematuro, mattina e sera è parecchio fresco, e ogni tanto c’è anche qualche giornata non precisamente primaverile.

“Meglio muoverci con un certo anticipo, prima che i tempi di lavorazione si allunghino. Abbiamo abbastanza roba da metterci per diluire il cambio di stagione almeno lungo due settimane”. Non c’è modo di discutere, e neanche voglio farlo, figuriamoci.

Cominciamo allora dai vestiti più pesanti, che poco abbiamo usato, in questo stranissimo inverno. Due suoi e due miei, come primo viaggio. C’è un problema, tra l’altro: la lavanderia il sabato resta chiusa. E allora ci organizziamo per il lunedì pomeriggio.

Peccato, vengo trattenuta da un’inutile riunione e mi presento a casa, previa telefonata, ben oltre il tramonto, accompagnata da raffiche di brezza gelata, tanto che mi viene da chiedere se non è il caso di rinviare e tenerceli a casa, questi vestiti pesanti.

Lei ha già addosso il lungo trench blu del padre, abbottonato dal collo a sotto le ginocchia, e la sciarpa a scacchi (“Anche questa era di papà, li indossava sempre assieme”, mi ha spiegato una volta), la borsetta appesa alla spalla, le chiavi di casa in mano: “Non fare le bizze, andiamo e torniamo, e ci sarà una bella sorpresa per te”.

Adoro le sorprese, soprattutto quando me le fa lei; sostituisco il giaccone da moto con il cappottino scuro e sono pronta, non passo neanche in bagno e mi carico la vecchia sacca sportiva destinata proprio a questo scopo. So che lei ha perquisito attentamente i vestiti per controllare bottoni e cuciture e poi li ha diligentemente piegati.

Sono pochi passi, e proprio lì accanto c’è il ristorante di sushi: fa parte di una catena ma ci troviamo abbastanza bene. Però c’è anche un’arietta frizzante, forse non è serata, ma ne ho voglia, lo propongo e lei non ci pensa un attimo e dichiara che è un’ottima idea.

“Niente birra giapponese, però, c’è un ottimo Frascati che aspetta solo di essere decapitato”, decreta. La scelta delle parole mi lascia per un attimo senza fiato, me la immagino con la sciabola del nonno e mi viene improvvisamente voglia di lei, tanto che mi si velano gli occhi. Lei se ne accorge, come sempre, e come sempre sorride prima, piega le labbra in un bacio poi: vuol dire che devo avere pazienza.

Lasciati i vestiti alla simpatica padrona che ci fa sempre un sacco di feste, siamo sue ottime clienti, comprato pesce crudo e riso lesso per trenta euro, ritorniamo camminando il più vicino possibile senza sfiorarci, lei tiene il vassoio con la cena col braccio elegantemente piegato ad ammortizzare il passo, io le sculetto accanto facendo ondeggiare il seno, ho anche sbottonato il cappotto perché sento improvvisamente caldo.

“Non hai bisogno di questo, lo sai”, mi dice lei mentre aspettiamo l’ascensore, ed è vero, sento distintamente il suo desiderio forte come il mio. Sono pronta a sdraiarmi da qualche parte ed a farle da vassoio per la cena, ma prima voglio la sorpresa che mi ha promesso.

Apro la porta di casa e la lascio passare avanti, la seguo e mi volto per richiuderla ed infilare la chiave nella toppa come faccio sempre e sento lei che mi chiama dalla cucina.

“E’ il momento della sorpresa, amore”, mi dice quando la raggiungo, “vieni qui e sbottonami l’impermeabile”.

Mi tremano un po’ le mani ma al terzo bottone ho capito, quando comincia ad apparire la sua pelle perfetta: sotto il trench indossa solo le calze nere e le chanel col sottile tacco a spillo. Mi inginocchio prima ancora di aver compiuto l’opera: non ce la faccio ad aspettare.

 

 

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