Sospensioni

di cristinadellamore

Quando aggiungo al mio metro e settanta gli stiletti da dodici centimetri divento una donna alta ed è davvero una bella sensazione. Lei è un paio di centimetri più alta di me, quanto basta perché possa appoggiarmi gentilmente quando camminiamo l’una accanto all’altra e va bene così.

La ragazza bionda davanti a me in questo autobus pieno, però lei sì che è alta davvero; mi supera di tutta la testa ed indossa, sotto i pantaloni neri ed il corto giaccone dello stesso colore, semplici e piattissime ballerine. Azzardo una stima: due metri tondi. Se aggiungiamo gli occhi azzurri, le labbra rosse e turgide e l’incarnato di pesca ce n’è abbastanza per farsi venire un complesso di inferiorità.

Incrocio per un attimo il suo sguardo e abbasso gli occhi: mi e’ sembrato di sentire la voce di mio padre quando, ed io ero una bambina, mi diceva di non fissare le persone.

Cosa ci faccio sull’autobus? Stamattina diluviava, ho rinunciato allo scooter e si è rivelata una pessima idea, dal momento che la pioggia è cessata proprio mentre ci salivo sopra e adesso sono bloccata in un traffico parossistico. Il che significa che oggi rischio di far tardi in ufficio e soprattutto di arrivare già stanca e malridotta, ed è prevista una riunione importante.

Un’altra fermata e l’autobus da pieno diventa zeppo; mi trovo schiacciata contro la gigantessa bionda, attraverso il mio trench sento un corpo muscoloso e tonico, anzi di più, e due tette di marmo.

Mi scuso con un sorriso alzando la testa, davvero mi sembra di essere tornata bambina, scuse accettate con un altro sorriso, e con mosse da ballerine cerchiamo di conquistare un po’ di spazio per allentare questa forzata intimità.

Muovendomi come posso, mi ritrovo con i fianchi contro l’inguine della sconosciuta e sento una pressione particolare ed inattesa ma chiarissima. Devo fare finta di niente? Non ci riesco, mi volto e devo avere la sorpresa dipinta in faccia, una specie di smorfia a punto interrogativo, e ricevo in risposta un altro sorriso.

Auguri per l’intervento, muovo appena le labbra per dirlo nel casino dell’autobus che si riempie ancora di più – siamo arrivati ad un’altra fermata e, maledizione, non scende nessuno – ed ricevo un altro sorriso in cambio.

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