Riscaldamenti

di cristinadellamore

Pioggia, anzi proprio un fottuto monsone, traffico impazzito, marciapiedi allagati e tutto il resto. Fa anche freddo, o forse lo sento perché sono zuppa nonostante il trench di taglio maschile che mi arriva ben oltre il polpaccio e l’ombrello. L’impermeabile, poi, ha cambiato il suo elegante color crema in un grigiastro sgradevole ed inquietante.

Non voglio neanche pensare a come sono ridotte le scarpe: ho i piedini intirizziti che sciaguattano ad ogni passo, anche le calze sono zuppe, ma spero che basterà lavarle, è un paio di autoreggenti con la riga che mi piacciono tantissimo per l’effetto che hanno su di lei.

Proprio ad un passo da casa una folata di vento mi rovescia l’ombrello. D’accordo, l’ho comprato in mezzo alla strada per pochi euro da un piccolo, bruno e sorridente cingalese, ma speravo potesse resistere un po’ di più.

L’ombrello, sotto gli occhi del sempre allegro portinaio filippino, al riparo nel suo bugigattolo, finisce nel secchione dell’indifferenziata. Ben carburato di mance a Pasqua, Natale e Ferragosto, fa scattare la serratura del portoncino, e sono solo a due piani da casa.

Lei è dietro la porta; escluso che il portinaio abbia chiamato, deve proprio aver sentito il mio odore dalla finestra o dal pianerottolo. Intirizzita e zuppa, sogno un bagno caldo.

“Hai preso abbastanza acqua”, dice invece lei, “togliti tutto e vai a letto, è già pronto quello che ti serve, qui metto a posto io”. Obbedisco.

Niente di sexy, per carità, per come sono ridotta mi strappo di dosso tutto quello che mi copre il più in fretta possibile e trovo uno degli asciugamani da spiaggia già steso sul letto. Ottima idea, mi stendo; ma comincio a sentire freddo, nonostante il riscaldamento, e non so come asciugarmi.

Lei mi chiama dal bagno: “Amore, arrivo subito”, ed un attimo dopo è accanto a me con l’asciugamano gemello con il quale mi avvolge: mi accorgo che è tiepido, deve essere stato quanto basta a riscaldarsi sui termosifoni.

“Sdraiati e rilassati”, ed io mi abbandono ad un trattamento di brusca e striglia che prima mi asciuga, poi mi toglie il freddo dalle ossa, poi mi fa sentire molto caldo, il tutto in non più di dieci minuti. Però si ferma quasi sul più bello, la guardo e mi accorgo che sorride e che ha ancora addosso la tuta grigia che sembra di tre misure troppo grandi ma che incredibilmente le dona.

“Non essere precipitosa ed avida. Resta qui per altri dieci minuti mentre io preparo la seconda parte dell’accoglienza. Quando ti chiamo, vieni a tavola. Puoi indossare quelli”. Quelli sono i calzini da uomo a righe orizzontali, di mille colori e dal prezzo esagerato, che ci siamo regalati l’anno scorso. Solo che abbiamo sbagliato la taglia e possiamo anche portarli come parigine. Ottima idea.

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