Prova su strada – Quinta parte

di cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

In un attimo, mi riportano lo scooter, sono in tre a spingerlo, e lei infila una busta nella mano tesa del meccanico. Saluti e ringraziamenti, preferisco non pensarci.

Casco in testa, guanti e via, i motori rombano quasi all’unisono, mi volto, lei fa un cenno col capo e partiamo.

Senza passeggero lo scooter reagisce in maniera diversa, o forse dipende dal copertone nuovo. Negli specchietti inquadro lei, lampeggia e mi sembra mi sorrida.

Freccia a destra, faccio il pieno con la benzina a cento ottani. Lei coglie l’occasione e rabbocca quello che manca, gli occhi fissi su di me. Vale la pena guardarla di spalle, come sempre dritta come un fuso, nella sera un po’ umida i pantaloni di pelle luccicano e sottolineano il suo fisico imperialmente snello.

Colombo, Terme di Caracalla, Circo Massimo: ogni tanto provo a dare un colpo di gas per sentire il rombo e lo scatto nel traffico. Se ho capito bene, il trucco è lasciarla andare, non ho bisogno di guidarla e mi lascio guidare.

Facciamola corta, prima di sbucare su piazza Venezia mi infilo nelle prime propaggini del Ghetto, attraverso via Arenula e parcheggio in un angolo di piazza Cairoli. Ho sobbalzato dolorosamente sui sanpietrini sconnessi e ogni tanto mi è sembrato che l’anteriore se ne andasse per conto suo; insomma, sembra sicura ma non lo è poi così tanto.

Sedute una di fronte all’altra, in attesa dei filetti di baccalà, lo dico a lei, che annuisce, indifferente alle occhiate di una coppia di turisti di mezza età, e mi versa un mezzo bicchiere di vino dalla foglietta che ci hanno portato d’imperio.

“Devi stare attenta, soprattutto sul bagnato, e rallentare il più possibile quando il fondo stradale è sconnesso, cioè sempre”. Sorride e come al solito mi sciolgo dalla gioia e dal desiderio.

“Dopo il baccalà, filetti di acciuga e burro e salame, se ti va”. Non lo so se mi va, ho un groppo alla gola ed un peso sullo stomaco. Che sparisce quando ci portano finalmente da mangiare: enormi, dorati e bollenti, la pastella croccante e la polpa cremosa, li sbraniamo reggendoli con le mani, quasi non riesco a finire il secondo.

Mi sono sporcata e sbrodolata come una bambina, e come ad una bambina lei mi pulisce il muso con i tovagliolini di carta, qui di rigore, mi toglie anche il rossetto ed in fretta si porta alla bocca quel quadratino unto e macchiato di rosso.

“Andiamo a casa. Io non toglierò stivaletti e pantaloni, tu sì”.

Di corsa, vediamo a quanto arriva lo scooter.

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