Prova su strada – Quarta parte

di cristinadellamore

(La puntata precedente qui)

Un abbraccio, ed il cuoio dei giubbotti stride e scricchiola.

“Allora, come ti sembra?”, mi chiede lei tenendomi stretta. Non è facile rispondere, è meno guidabile di una moto vera, deve essere portata con gentilezza, e temo che con la strada bagnata sarà un terno al lotto restare in equilibrio. Mi volto a dare un’occhiata, lo scooter è nascosto dal meccanico che, educatamente, si tiene a distanza e scambia il mio sguardo per un invito.

“Signorina, deve dimenticare un po’ di quello che ha imparato su quella”, dice, e con un gesto vago indica la moto che mi aspetta ben piantata sul cavalletto centrale. “E comunque”, continua, “se ha un po’ di pazienza le cambio la gomma di dietro, è un po’ liscia”.

Pazienza in che senso? Tipo che dieci minuti e me la porto via? Tipo che la ha già comprata? E con quali soldi? E poi bollo, assicurazione e tutto il resto?

Lei annuisce e sbatte le palpebre; allora, ha già fatto tutto, accidenti, ha già comprato la moto, la ha assicurata, e insomma devo solo salirci sopra e andare a casa. Non so se essere felice della sorpresa o incazzarmi, nel dubbio la bacio, che è sempre la migliore soluzione, e senza voltarmi o riprendere fiato dico che va bene, possiamo aspettare, ma non più di dieci minuti.

Il che scatena qualcosa che ricorda un po’ le soste della Formula Uno, sono quattro o cinque i meccanici che si avventano sullo scooter, lo trascinano all’interno dell’officina, cominciano ad affannarsi attorno al posteriore della moto, altro che dieci minuti, ne bastano cinque, secondo me.

“Sì”, dice finalmente lei, “è un amico di mio fratello, abbiamo deciso assieme. Forse abbiamo esagerato, ma ci piaceva farti una sorpresa. E poi, dì la verità, non ti dispiace. Non è così brutta, per essere una vasca da bagno”.

Ha ragione, è abbastanza elegante, e probabilmente dopo averci fatto la mano può essere anche divertente. Posso andarci anche con la gonna? Devo provare.

“Mi sono permessa di assicurarla a tuo nome, ed è incredibile quanto poco è costato, per essere la tua prima assicurazione. E il bollo sono davvero due lire”.

E’ imbarazzata, parla quasi a vuoto e non è da lei; cosa mi importa di questi particolari? E’ il suo regalo per me, deve essere bellissimo. E allora va bene, dico, e visto che siamo in giro mangiamo fuori stasera, la bagniamo,  che dici se andiamo a mangiare i filetti di baccalà? C’è da fare un bel viaggio, fino a Campo de’ Fiori, così mi impratichisco e vedo anche come si comporta nel traffico.

“D’accordo, anche se mi peserà non viaggiare assieme. Vai avanti tu, naturalmente”. Certo, devo anche fermarmi a fare benzina. Mi viene in mente che non ho un lucchetto.

“Non ti preoccupare, stasera useremo la stessa catena per le due moto. Così non potrai piantarmi in asso se agganci un turista alto e biondo, di quelli che si trovano sempre in quella zona”. Le nostre moto legate dalla stessa catena. Deve essere una felice metafora di qualcosa. Su il casco, e andiamo.

 

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