Prova su strada – Terza parte

di cristinadellamore

La strada si restringe, fa un paio di curve, sale e scende. E soprattutto si affolla. C’è una coda, che faccio, rimango lì tranquilla o passo?

Decido di passare a cavallo della linea di mezzeria, lo scooter risponde bene e mi sembra occupi poco spazio: una buona notizia per muoversi con più sicurezza quando il traffico è bloccato. Proseguo con un filo di gas, negli specchietti i fari di altre moto che mi seguono.

La strada si allarga di nuovo, ed ecco la rotonda; sfioro appena i freni e la impegno. Ormai è buio, la percorro tutta e posso apprezzare la precisione della traiettoria: siamo appena inclinati, non mi fido a fare di più su un mezzo che porto per la prima volta e con un passeggero che se ne sta tranquillo al suo posto.

Mi inclino dall’altra parte e metto la freccia per imboccare la via del ritorno. Strada libera, più o meno, e provo a dare un colpetto di acceleratore.

Pessima idea. Siamo ancora inclinati e le gomme forse non sono proprio il massimo, sento la ruota posteriore che slitta un po’, rischio la scodata. Cosa ho imparato? Se non puoi combatterla assecondala, quindi tolgo il gas e la lascio andare. Un po’ da supermotard, quasi di traverso, concludo la curva e riprendo il controllo.

Mi valga come lezione: tanto peso dietro e baricentro basso, quindi sembra più stabile di quello che in realtà è.

Sono vestita troppo pesante? Sto sudando sotto il casco e nei guanti, il semaforo rosso subito dopo il Raccordo ci sta proprio bene, piede a terra, su la visiera ed un bel respiro. Abbiamo quasi finito il giro, quindi resto sulla sinistra con andatura molto tranquilla, non ho nessuna intenzione di dare ancora spettacolo.

Tranquilla o no, becco il verde per svoltare a sinistra e tornare a destinazione e infilo in scioltezza l’ultimo incrocio, confidando nella precedenza.

Fiducia mal riposta, perché mi trovo quasi sul cofano di una di quelle macchinette che si guidano anche a quattordici anni, è arrivata a fari spenti e non ho sentito il frastuono del motore diesel. Il conducente della macchinetta frena, io accelero e ci schiviamo alla grande, ed io mi chiedo come deve essere guidare in un posto dove c’è maggiore rispetto delle regole. Magari mi annoierei, chi lo sa.

Ci siamo, sul marciapiede, davanti alle moto parcheggiate, lei mi aspetta con un sigaretta tra le dita; la inquadro nei fari e lampeggio per salutarla, prima di fermarmi. Sarà colpa delle luci, qui, fiochi lampioni  e poco altro, ma mi sembra un po’ pallida, le labbra sottili tirate in una smorfietta che si apre nel suo meraviglioso sorriso.

Sotto il casco, sorrido anch’io. Mi tremano un po’ le gambe quando scendo di sella perché anche questo è stato un esame e insomma direi proprio che dopo aver cominciato nel peggiore dei modi sono riuscita a passarlo.

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