Prova su strada – Seconda parte

di cristinadellamore

(E’ cominciato qui)

Dire che ci rimango male è poco. Uno scooter non è proprio quello che sogno, e si vede; lei mi fissa negli occhi ed io abbasso i miei. Ha ragione, si è interessata della cosa, magari ha chiesto anche al fratello, ha interessato questo tizio che adesso ci guarda perplesso ed io mi comporto come una bambina che non ha ricevuto il regalo che si aspettava. Male, molto male. Casco in testa e via, allora, vediamo cosa so fare.

“Questo signore verrà con te”, precisa lei, e mi indica il venditore che ha infilato un giubbotto imbottito e si sta allacciando un vecchio casco tutto graffiato. Giusto, amici sì, ma non si lascia la moto in mano ad una sconosciuta.

Alzo la gamba e mi accomodo: ovviamente non ce n’è bisogno, questo è uno scooter e anche se la pedana è occupata dal serbatoio ci si può viaggiare anche con una gonna, figuriamoci.

Metto saldamente i piedi a terra; la moto si abbassa, questo signore non è proprio una piuma, e per fortuna non mi prende per la vita, molto educatamente usa le maniglie che profilano elegantemente la carrozzeria.

Calcio al cavalletto laterale, mezzo giro alla chiave, pressione sul bottone di avviamento. Nessuna reazione. Mi guardo attorno senza muovere il capo e vedo con la coda dell’occhio che lei chiude la mano sinistra. Bene, ci provo anche io, tiro la leva del freno ed il motorino di avviamento risponde, il motore parte e va subito su di giri. Il rumore è soddisfacente.

Un’occhiata agli specchietti, e mi sembrano a posto. Avanti, vediamo come si comporta. A passo d’uomo percorro la traversa e impegno la strada principale, comincia anche ad essere proprio buio, un lampione su due è spento e più avanti probabilmente non ce ne saranno proprio. Lentamente ruoto il polso, cominciamo ad accelerare ed in un attimo mi sembra di correre. Poche vibrazioni ma molti sobbalzi, l’asfalto è quello che è e mi chiedo come si comporterà sui cubetti di porfido del centro.

Semaforo rosso in vista: ci sarebbe da lavorare di cambio, invece bisogna frenare. Freno a disco anteriore e posteriore, dolcemente perché non ho idea di come possa reagire. Non è una frenata di quelle potenti, forse perché questa vasca da bagno pesa di suo e c’è anche il passeggero, ma molto progressiva. Mi fermo proprio dove voglio, ad un palmo dal paraurti di un SUV, piede a terra e aspettiamo il verde.

Il mio passeggero mi dice qualcosa approfittando della sosta, io annuisco: c’è una rotonda più avanti, la usiamo per tornare indietro.

Verde, il SUV schizza via ed io lo seguo, con una accelerata un po’ più convinta; non ha lo scatto cui sono abituata, il motore però è abbastanza brillante, meglio così. Abbasso per un attimo gli occhi sul quadrante: lancetta della benzina prossima allo zero, quella della temperatura a metà corsa, marciamo agli ottanta e non mi sembra nemmeno, i cavalli qui sotto ci sono.

Sotto il Raccordo cambio corsia e azzardo un sorpasso dando un altro po’ di gas. Prendiamo velocità in un attimo, in un attimo siamo davanti alla berlinona tedesca. Le vibrazioni sono aumentate, il motore ronfa e romba, e la strada è più liscia, sembra quasi di stare in poltrona.

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