Prova su strada – Prima parte

di cristinadellamore

Ieri sera lei è stata a lungo immersa nei documenti contabili; fatture, quietanze e cose del genere. Non per la dichiarazione dei redditi, è presto e, a quello che so, se ne occupa il commercialista, ma, come mi ha detto mentre mi muovevo attorno a lei in cerca di un po’ di attenzione, per vedere come è andato lo scorso anno.

Deve essere andato bene, perché alla fine lei ha avuto un sorriso soddisfatto e mi ha fatto segno di sedermi sul suo grembo, dove mi ha coccolata a lungo, facendomi sciogliere, alla fine, in un piacere da adolescente.

Oggi, tornata a casa, lei mi aspettava già vestita di pelle: stivaletti, pantaloni, giubbotto. Era già sciorinata sul letto la mia tenuta da motociclista.

“Cambiati, abbiamo un appuntamento”.

Sotto i suoi occhi mi sono liberata di giacca, camicetta, gonna e decolté e poi, ad un suo cenno, di reggiseno, reggicalze, calze e mutandine.

“Me ne sono accorta ieri, devi raderti, lo faremo stasera”, mi ha detto lei in tono severo smentito dal lampo che ben conosco nello sguardo, “adesso sbrigati, per favore”. Sottile maglietta nera, pantaloni e giacca di cuoio nero, alti stivaletti neri chiusi da fibbie luccicanti, e mi sottopongo alla sua ispezione.

“Da quanto tempo non lucidi gli stivaletti?”, mi chiede retoricamente. Da una mezza eternità, ha ragione, mi merito almeno tre giorni di consegna.

“Andiamo, ne discuteremo dopo”, e mi concede di abbracciarla sul sellino posteriore della moto. Puntiamo verso il Raccordo, lo superiamo e ci infiliamo in una traversa nel buio incipiente. Come sempre lei guida senza scosse, e dolcemente ci fermiamo davanti ad un basso fabbricato, nessuna insegna, molte moto parcheggiate in bell’ordine lungo il marciapiede.

Un ragazzo in tuta ci dedica uno sguardo penetrante mentre togliamo i caschi e immediatamente abbassa gli occhi, gira sui tacchi e sparisce all’interno della costruzione, dalla quale esce, un istante dopo, un quarantenne in jeans e maglione, capo rasato, rotondi occhi neri sopra un naso aquilino, pancetta appena accennata.

Stretta di mano, e l’uomo ci fa strada attraverso le moto parcheggiate; il casco appeso al gomito, riconosco una Harley che esibisce con arroganza le sue cromature, una replica Guzzi che, proprio lì accanto, sembra figlia di un dio minore ed infine una moto d’epoca, col suo freno a tamburo, sul serbatoio c’è scritto Norton, bisogna proprio che mi documenti.

Un po’ in disparte, accovacciato sul cavalletto laterale, uno scooter nero e luccicante: ruote basse, piccolo parabrezza, disco anteriore, e sullo scudo i tre diapason della Yamaha.

“Provalo. Non è nuovissimo, ma credo che per la città possa andare bene”.

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