Chianti

di cristinadellamore

Nuove bancarelle al mercatino. Mi incanto davanti ad una che offre borse vintage, tutte rigorosamente di marca – o almeno così mi sembrano, e lei deve strattonarmi gentilmente ed io ricordo che nell’armadio c’è il bauletto Luis Vuitton di sua madre e che non ho bisogno del suo permesso per prenderlo.

Altra bancarella, pellicce, addirittura, e inalbera un cartello: si acquistano usate, pagamento in contanti. Lei legge e sorride prima di parlarmi quasi all’orecchio: “No, le pellicce di mamma e di nonna non le vendo, non ci penso neanche. Anzi, stasera le tiriamo fuori, magari ci viene qualche idea”.

Io penso al visone biondo che le sta benissimo: d’accordo, giocheremo a Venere in pelliccia.

Ecco il reparto alimentari. Mozzarella di bufala di Amaseno, taralli e lampascioni pugliesi, ‘nduja (poca) e cipolle di Tropea. E poi le novità.

Un enorme bancone che quasi si piega sotto le pile di salumi e di formaggi, una enorme esposizione di würstel di tutti i tipi e poi strudel che mi sembrano strani perché senza zucchero a velo. C’è scritto Trentino ma non ce n’è bisogno, il giovanotto alto, robusto, biondastro e con gli occhi chiari che ci serve quarantacinque euro di spesa lo vedrei meglio con un cappello da alpino e magari lo zaino affardellato della Grande Guerra.

Accanto tutta un’altra musica. Poco spazio e un pentolone dal quale esce un odorino stuzzicante, considerata l’ora, le “c” aspirate, i salamini di cinghiale. Sono toscani della Val di Chiana. Saggiamo il lampredotto ed il pecorino maturato nel fieno e, dallo stesso bicchiere, un fondo di vino rosso un po’ asprigno, che mette voglia di berne ancora.

“Questo è il chianti come lo bevevano Dante e Boccaccio”, dice lei, meritandosi l’approvazione del venditore. Ne prendiamo una bottiglia, assieme al pecorino e ad un vasetto di paté per i crostini, più profumato di quello che prepara il nostro carissimo macellaio di fiducia, che poi è un loro compaesano.

Siamo cariche, le borsine di plastica pesano e pendono da tutte le parti, alla fine, lungo l’ultima ripida discesa io barcollo anche un po’.

“Lo so che siamo a dieta, ma una sera di queste invitiamo le amiche e spazziamo via tutto”.

Giusto, ma il paté lo apriamo stasera, e non ci sarà bisogno del pane: so già dove spalmarlo.

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