Conseguenze – Terza parte

di cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

Inferiore è chi vuol sentirsi tale. Rimpiango di aver fatto tardi, stamattina, per le coccole estemporanee che lei mi ha fatto sotto la doccia dopo la corsa e di non essermi truccata gli occhi: davvero dovrei usare più spesso quell’ombretto dello stesso colore dei miei occhi che lei mi ha regalato dopo averlo a lungo cercato in rete e non solo.

Perché questo tizio non vuole vincere, vuole stravincere: pianta i suoi occhi chiarissimi nei miei e si aspetta che io li abbassi. Ha voglia di aspettare, a questo gioco io sono bravissima fin dai tempi delle scuole superiori. Lo ammetto, c’è il trucco, io punto alla radice del naso. E comunque se vuole continuare meglio così, non mi fissa le tette e le cosce, e quello sì che mi mette a disagio.

Finalmente interrompe la prova e passa alle cose serie. Sì, sono la più giovane dei commerciali, l’ultima ad essere stata assunta e sono anche l’unica non laureata, e sì, ho sempre raggiunto il mio budget che è lo stesso dei colleghi più anziani, esperti e pieni di pezzi di carta, grazie.

No, non credo che il mio essere così giovane sia un problema, posso solo imparare e quindi migliorare. E chi vuol capire capisca, giovane vuol dire bella, anzi, alla romana, bona, e mentre rispondo automaticamente raddrizzo la schiene e le tette gonfiano la camicetta, brutta mossa, mi sa.

Sì, a dire la verità (frase pericolosissima in queste circostanze ma mi è scappata) il mio lavoro mi piace, e sì, ancora, ogni vendita è una soddisfazione ed una spinta a fare sempre meglio. E mi do mentalmente un pizzicotto sul sedere, ci devo stare più attenta, questo non può essere un cretino se è il mio capo ed ha la fiducia di gente che maneggia un sacco di soldi.

Quindi no, non cambierei tipo di lavoro, mi piacerebbe restare nel commerciale che credo sia importante, voglio dire, possiamo avere il prodotto migliore del mondo ma dobbiamo venderlo, e niente si vende da solo.

No, non ho la patente per la macchina (e adesso questo cosa c’entra?), ma ho quella per la moto, a volte la uso, a volte no, e no, ovviamente oggi sono venuta in autobus perché sì, guido una moto vera, non uno scooter. E questo strappa una risata al mio interlocutore che ribatte che dovremmo fare eventualmente un giro assieme, lui i fine settimana tira fuori la 883 del padre ed io devo fare uno sforzo per non immaginarmelo con giaccone di cuoio frangiato, stivaloni e magari un casco non omologato come quelli che si vedono nelle foto dei raduni in USA e non mettermi a ridere come una cretina. Per fortuna mi trattengo perché il momento di cameratesco intervallo finisce in fretta.

No, non ho fatto studi specifici, mi dico sempre che dovrei iscrivermi all’Università ma sono troppo occupata. E anche questo forse non avrei dovuto dirlo, perché socchiude uno spiraglio che potrebbe essere pericoloso e questo qui, mi ripeto, è un tipo sveglio, anche se magari a prima vista non sembra.

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