Conseguenze – Prima parte

di cristinadellamore

Sono arrivati i nuovi capi, come ci aspettavamo dopo il cambio di proprietà.

Direttore amministrativo, direttore delle vendite, direttore generale, tutti rigorosamente maschi. I vecchi sono andati via con una pacca sulle spalle e, immagino, un bel po’ di quattrini. Noi invece siamo ancora qui, e per quello che mi riguarda continuo a lavorare come prima. Unica novità, che a me sembra un po’ ridicola, i tesserini magnetici da strisciare quando entriamo ed usciamo dall’ufficio su una scatoletta attaccata alla parete, e ogni volta si sente un bip un po’ inquietante.

A lei prima è venuto da ridere, poi si è incupita. “Ridicolo”, ha detto, “siete pochi, non ha senso, sono solo costi. E poi voi commerciali siete sempre in giro”.

Anche su questo c’è una novità, quando ho appuntamenti la sera prima devo compilare una scheda che trovo nel sistema informativo e quando torno devo aggiornarla con gli esiti e gli eventuali costi (che poi non ci sono quasi mai, ho la tessera annuale dell’ATAC e non prendo quasi mai il tassì).

Il direttore delle vendite se ne sta sempre chiuso nella sua stanza, arriva prima di noi e va via dopo, in realtà non lo vediamo mai; anzi, l’unico che lo vede perché ha il permesso di entrare lì è il nuovo segretario che ad intervalli irregolari attraversa tutto l’ufficio, bussa, si infila oltre la soglia in fretta ed altrettanto in fretta si chiude la porta alle spalle: porta il bricco con il caffè, o la cartella di pelle della posta.

C’è un problema: per quanto possa sembrare orribile, abbiamo smesso di parlare tra noi. Non ci fidiamo.

Mi spiego: tra noi commerciali c’è sempre stata una robusta rivalità, condita da prese in giro sulle vendite riuscite o mancate, ma adesso praticamente non ci guardiamo neanche in faccia e ci salutiamo appena. Lei mi ha fatto leggere qualche vecchio poliziesco americano di suo padre ed ho trovato la citazione adatta: Miranda – Escobedo, hai il diritto di restare in silenzio e tutto quello che dici potrà essere usato contro di te.

Non ho idea di come se la stiano cavando i nerd della produzione, tetragoni ad ogni gerarchia e che rispondono direttamente al direttore generale, e non ho il coraggio di chiederlo. Non c’è bisogno di dire che l’happy hour del venerdì è stata, per mutuo consenso, sospesa fino a data da destinarsi.

“Questi nuovi capi, dovranno parlarvi, prima o poi. Adesso vi stanno studiando, e quando saranno pronti vi chiameranno e vi comunicheranno le loro decisioni”, ha concluso lei versandomi il fondo della bottiglia di barbera d’asti che ha scelto per accompagnare gli hamburger di chianina. “Bevi, amore, domani corriamo ma stasera facciamo festa. E del vin la scolatura alla bella di natura”.

Un altro sorriso davanti alla mia espressione perplessa. “Lo diceva sempre il nonno che mi dava sempre due gocce di vino quando mangiavamo assieme”.

Bene, la bella è lei, tra noi due, e se la bottiglia è vuota ho qualche idea sull’uso che potrò farne. E domani, domani è un altro giorno.

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