Zucchero a velo

di cristinadellamore

“Purtroppo non ho mai imparato a fare i dolci”. Domenica di carnevale con tempo bruttino ma non freddo – almeno questo – e divieto di circolazione. Non dove siamo noi, per fortuna, oggi siamo ospiti dal fratello di lei, con compagna incinta e bambino sempre più bello e cresciuto. E allora si passa in pasticceria.

“Non mi sono certamente permessa di suggerire a Maria Carla di preparare qualcosa per aiutarla, lei ha addirittura seguito corsi specialistici, ma i dolci li portiamo, e dovrai pensarci tu sulla moto”.

A Roma sono le frappe. So che cambiano nome da una regione all’altra, chiacchiere, bugie, sospiri, fate un po’ voi, e poi castagnole, anche quelle ripiene di crema, ricotta e nutella. Facciamo un giuramento di sangue o quasi, una frappa in due, sono enormi, ed una castagnola a testa, e partiamo, e vi assicuro che portare un enorme vassoio stando appollaiata sul sellino posteriore di una bicilindrica russa è un’impresa, anche se lei guida come sulle uova, senza strappi e senza correre.

Il nostro nipotino ci fa mille feste, è un po’ che non ci vede e non lo vediamo, mi sembra cresca a vista d’occhio, si tira anche indietro quando cerchiamo di abbracciarlo e baciarlo e pretende di stringerci la mano; è una novità, ho voglia di scoprire da dove arriva.

Maria Carla col pancino sporgente è bellissima e raggiante. D’accordo, a noi è andata male, e facciamo gli auguri a lei: nessuna invidia, davvero, visto quanto è felice ed è felice anche mio cognato.

Lei prende il fratellone sottobraccio e lo porta via: hanno qualcosa da discutere, probabilmente soldi, sono soci nelle mille iniziative di mio cognato, anche se lei non se ne occupa e non ha mai toccato un centesimo di quei quattrini. Io resto con Maria Carla, che mi mette al lavoro: ha apparecchiato nella tavernetta ed ha bisogno di due braccia in più per portare un pentolone dal quale promana un profumino molto stuzzicante.

Piatto unico, minestrone con tante verdure, pezzi di salsiccia e costine di maiale, pancetta e altre cose micidiali, insomma la cassoeula, e qui ce n’è per un esercito.

Sotto gli occhi interessatissimi di Leo porto a destinazione il fardello e lui schizza su per le scale a chiamare il padre e la zia. Maria Carla sorride e dice che sì, non è proprio il massimo per un bambino e per una donna incinta, ma aveva voglia di prepararla e soprattutto di mangiarla. Mi dice anche che il figlio ha dichiarato solennemente, qualche giorno fa, di essere ormai grande e di non volere più essere abbracciato e baciato.

Ed io mangio la mia ricca porzione, pensando che stasera altro che due ore di corsa per mandarla giù, la gamba contro quella di lei, e mi sento benissimo.

Leo, grande o no, finito di mangiare va a fare il suo pisolino e mi prega di accompagnarlo. Mi dice addirittura prego aprendo la porta della sua cameretta e mi invita a sedermi. Bene, la seggiolina no, non ci sto, mi metto sul pavimento? No, accomodiamoci sul letto, e ci troviamo fianco a fianco.

La sorellina non potrà dividere la mia stanza? E’ la prima domanda. Bene, all’inizio sarà troppo piccola, poi diventerete troppo grandi per stare nella stessa stanza, ma per un po’ certamente sì. Comunque qui c’è abbastanza spazio, magari anche lei, arrivata alla tua età, vorrà la sua cameretta privata. Leo sorride, è lo stesso sorriso del padre e del nonno che ho visto solo nelle foto, la risposta gli è piaciuta.

Io so che maschi e femmine sono diversi ma non mi è chiarissimo in cosa, a parte queste. Ha indicato le mie tette sulle quali, tante volte, si è addormentato. Questa è difficile, quanto devo dire? Tiro un respiro e dico tutto, cercando di usare termini il più neutri possibile spiego che noi facciamo la pipì senza avere il tubicino che hanno i maschi e si accontenta.

C’è questa ragazzina che mi piace ed a cui piaccio. Ci siamo arrivati, finalmente. Bene, allora deve parlarmene, sono pronta.

E’ molto carina, ha i capelli rossi come il fuoco del caminetto e tante lentiggini e mi ha detto che se voglio posso baciarla ma insomma, non so come si bacia una ragazza, tu come baci la zia? Ha sempre il suo bel sorriso e sono io incredibilmente ad arrossire.

Dovresti farmelo vedere, per favore. E si sporge verso di me; e sia, ma cominciamo dai fondamentali, appoggio le mie labbra sulle sue e mi tiro indietro anche troppo in fretta. Mi guarda con l’aria di chiedermi se è tutto qui, e allora gli rispondo di provare a farlo lui a me. So cosa devo fare, socchiudo le labbra e produco uno schiocco molto soddisfacente, e Leo mi guarda sorpreso.

Sono io a chiedergli come gli è sembrato, e risponde che gli è piaciuto. Sembra aver bisogno di ragionarci sopra, e allora posso concludere la mia lezioncina. Non cominciare subito così, ti piacciono le sue lentiggini, e allora comincia a baciarle una per una, ma chiedile sempre se le sta bene, e se ti dice di no smetti subito, mi raccomando, se le vuoi bene per prima cosa devi rispettarla.

Poi ho raccontato a lei la scenetta e mi sono meritata le sue congratulazioni, e non soltanto a parole. Sono soddisfazioni.

A proposito o forse no, queste sono frappe e castagnole, ne avevamo già mangiate un po’. Buon carnevale.

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