Spine

di cristinadellamore

Il telefono prende vita quando la metro è tornata in superficie. Approfittando di un po’ di spazio, molta gente come sempre è scesa alla fermata, ho letto il messaggio: lei mi prega di prendere un po’ di pesce per cena, dal momento che farà un po’ tardi in ufficio.

Comprarlo e prepararlo, ovviamente. Da sola. Una specie di esame, insomma, a cominciare dalla scelta. Cioè, naturalmente lei non lo vede così, ma per me lo è. Lo so che lei certamente non mi giudica per queste cose e neanche per altre, ma ho visto e apprezzato i primi tre film della saga di Guerre Stellari, e sono rimasta colpita da una frase di Yoda: ” Provare no! Fare, o non fare! Non c’è provare! “.

E allora, trascinandomi dietro borsetta e computer, e rendendomi conto di non avere una busta per la spesa, entro nel piccolo supermercato dai grandi prezzi, saluto la direttrice che scuote al mio indirizzo la gran testa di riccioli rossi, ricambio il vigoroso buonasera del banconista che sta affettando al coltello il prosciutto spagnolo e raggiungo il banco del pesce fresco.

Lì regna un ragazzo perennemente abbronzato, un po’ più grande di me, i capelli neri tirati indietro col gel e l’accento napoletano; lei lo chiama Masaniello, ed io confesso di aver dovuto googlare prima di ridere ed apprezzare la battuta.

E’ impegnato in un amichevole battibecco con la ragazza cui è affidato il vicino settore frutta e verdura ma lo interrompe subito per salutarmi; mi dà del voi, alla napoletana, come mi ha spiegato lei, ed io spesso mi ricordo di rispondere a tono; stasera, sarà il venerdì, c’è una esposizione particolarmente invitante, in mezzo alla quale spiccano enormi gamberi dal guscio rosso brillante e dal prezzo esagerato. Lasciamo perdere, non è il caso.

Il guaio è che io non so cucinare il pesce, o almeno non so preparare niente di più complicato di un merluzzetto all’acqua pazza, e sempre a condizione che sia già sfilettato. Cosa scelgo?

Masaniello decanta la bellezza di una spigola, magari da fare al forno: potrebbe essere un’idea, ma non è abbastanza grande per due, e due sono troppe, quindi niente da fare. Fisso negli occhi sbarrati un pesce enorme ed orribile, e mi sento spiegare che è uno scorfano: “Signorì, volete fare una zuppa di pesce? Di questo non potete fare a meno”.

No, troppo complicato.

“Per due, signorì, ci sarebbe il rombo, è in offerta, ve lo pulisco io, potete farlo al forno con le patate”. Mi vergogno un po’ ma non posso fare a meno di cercare la ricetta al volo; china sul telefonino mi rendo conto di dare un certo spettacolo, piumino e giacca aperti, camicetta sbottonata, e sì che ho indossato, in vista di una giornata movimentata, il reggiseno più robusto e contenitivo che posseggo.

E sia, si può fare, evitiamo il solito trancio di spada o di tonno. Masaniello sorride e pulisce il pesce con gesti da serial killer organizzato, ed io non posso fare a meno di pensare che in fondo anche il lungo affilatissimo coltello che lampeggia mentre saltano via le squame è un simbolo fallico.

A casa, consulto di nuovo la ricetta che è quasi disarmante nella sua semplicità. Non ho però tenuto conto che le patate vanno pelate e tagliate a fette molto sottili, eventualmente usando la mandolina, viene detto. No, so cos’è ma non ce l’abbiamo, quindi coltello affilato (sì, anche io) e tanta pazienza. No so regolarmi, mi sembra di aver affettato un quintale di tuberi, speriamo bene.

Teglia. Per un pesce così ce ne vuole un po’ elegante, e intanto decido che apparecchierò in sala da pranzo, sarà una buona occasione per una cenetta un po’ particolare, e vado a colpo sicuro, carinissima, della manifattura lussemburghese, ci sono anche i manici per portarla in tavola senza scottarsi, peccato doverla foderare con la carta da forno.

Dispongo uno strato di patate, ci appoggio sopra delicatamente il pesce che per poco non mi cade di mano, è scivoloso ed io l’ho anche delicatamente unto con poco olio. Mi pungo addirittura, certo, ci sono le spine, dovremo fare attenzione mangiandolo, tampono il dito e con l’altra mano, un po’ goffamente, completo il guscio e guarda un po’, non avanza neanche una fettina.

Venti minuti in forno: occhiata all’orologio, faccio in tempo a farglielo trovare che finisce di cuocere, e intanto tovaglia bianca, posate da pesce, calici di cristallo e candelabro d’argento ad illuminare i piatti bianchi che usiamo pochissimo.

Io sono pronta in fretta: il suo anello, autoreggenti nere velatissime, decolté con suola rossa e tacco alto e sottile, e nient’altro.

Annunci