Rinnovamento

di cristinadellamore

“Abbiamo bisogno di cuscini nuovi”.

Lei lo ha dichiarato mentre cambiavamo le lenzuola, impegno abbastanza noioso del fine settimana. In effetti quelli che usiamo sono vecchi e un po’ sformati, a volte mi sembra di dormire senza, per quanto il mio è diventato piatto, forse è anche per questo che ogni tanto sento qualche scricchiolio quando muovo il collo.

“Un po’ di cervicale, ce l’ho anche io, dipende dal casco e dalle botte che prendiamo sulle buche e si ripercuotono lungo la schiena. Del cuscino, ne hai più bisogno tu di me”.

E’ vero, da qualche tempo lei si addormenta sul mio seno, ed ogni mattino mi ringrazia e ripete che non ha mai dormito meglio. Dormo benissimo anche io, per la verità, sentendola così vicina.

Il suo gesto che chiude la discussione, una rapida ricerca su internet, un’altra verifica con la app del car sharing.

“Se ci sbrighiamo acchiappiamo la macchina qui all’angolo, da brava. E poi andiamo a comprare anche quel copripiumone nuovo che hai visto al mercatino e ti piace tanto”.

Mi piace? Lo adoro, con i cuoricini ed i nodi d’amore: è una stupidaggine da ragazzina in preda alle prime tempeste ormonali, ma davvero lo voglio, da quando l’ho visto per la prima volta sogno di dormire abbracciata con lei in un tripudio di disegni che rappresentino il nostro amore.

Mi ha messo le ali ai piedi: piove e fa freddo, quindi maglione peloso degno di un pastore scozzese, pantaloni di fustagno, scarponcini da lavoro e calzettoni di lana. Sopra il tutto, cerata gialla quasi fluorescente da pescatore delle Orcadi, niente trucco e niente inganno, e niente biancheria perché so che a lei piace così.

Lei, ai jeans ha abbinato una felpa blu e mocassini con la spessa suola Vibram, ed ha indossato un giaccone grigio nel quale un po’ si perde e che non avevo mai visto prima.

“Era di papà, guarda”. E da una tasca estrae un berrettino blu a visiera che calza con disinvoltura. La pregherò di tenerlo, quando torneremo a casa, dopo avermi permesso di toglierle tutto il resto.

La macchinetta è ancora lì, davvero ad un passo, grazie allo sconosciuto che la ha utilizzata ieri sera, e grazie alla signora bionda che se ne va con l’enorme SUV e ci lascia il posto proprio davanti al negozio, a dieci minuti di strada. Dieci minuti meravigliosi: per tutto il percorso, lei mi ha tenuto la mano tra le gambe e prima di spegnere il motore mi ha strizzato i capezzoli attraverso la lana ruvida del maglione, ed io sono quasi venuta, lì, in mezzo alla strada.

Prima di entrare lei mi fa segno di guardare dall’altra parte: al di là dello spartitraffico ammicca l’insegna di un’enoteca, e d’accordo, le offrirò una bottiglia per stasera, a patto che la svuoti e poi la utilizzi come sa fare lei, per il nostro piacere.

Nel negozio, mi lascio guidare; non pensavo ci fosse tanta scelta. Sprimaccio qualche cuscino, mi guardo attorno, tocco ed accarezzo pensando a come potrebbe essere bello poggiarci il capo mentre lei mi fa l’amore. Lascio decidere a lei.

“I più semplici, due alti e due bassi, sintetici vanno benissimo, non soffriamo di particolari allergie”.

Il commesso ci guarda di sottecchi e si morde la lingua per non fare commenti, il prezzo è oltraggioso e mi sembra di impallidire davanti al display della cassa; recupero un po’ di colore quando lo sento dichiarare che ci dureranno una vita: non posso che desiderare di passare il resto della vita dormendo con lei.

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