Intervista – Quinta parte

di cristinadellamore

(Qui la precedente puntata)

Bisogna chiudere: fuori fa freddo ma improvvisamente qui dentro sento che si gela, io sono stanca e insomma, vada come deve andare lì dove lavoro, posso anche andare a servire ai tavoli da qualche parte se le cose andranno male, ma con questi qui non intendo aver più a che fare.

Mi alzo riuscendo a non barcollare, per i tacchi e la postura sulla poltrona, e nel contempo dico qualcosa come bene, se non c’è altro, ci possiamo salutare qui.

E la bionda riprende vita, in qualche modo, e mi chiede il numero di telefono: “Sa, se dobbiamo metterci di nuovo in contatto con lei”.

Spero di no, ma siamo a livello di cortesia elementare, recito il mio numero personale e mi auguro di non essere richiamata. Altre strette di mano, non sorrido e reggo gli sguardi dei miei interlocutori, anzi sono loro ad abbassare le palpebre per primi.

Fuori, al freddo, respiro una grande boccata di aria gelida per schiarirmi le idee, accendo il telefonino e chiamo lei. Occupato.

Giusto, magari la hanno cercata per lavoro, o forse è un’amica e sta combinando qualcosa per la serata; anche io, adesso, ho voglia di uscire, andare a cena, magari un film in buona compagnia.

Fa freddo, non ho voglia di aspettare l’autobus; so che più avanti c’è la fermata della metro, un giro un po’ lungo, passando per la Stazione Termini, ma non importa, mi abbottono il piumino e mi avvio, gambe in spalla. Di qui in genere passo con la moto, approfitto per dare un’occhiata alle vetrine, anche se è ancora presto e molti negozi sono ancora chiusi.

So che più avanti c’è un negozio di alimentari di particolare pregio, un’occhiata all’ora, magari posso fermarmi a curiosare. E proprio in quella il telefonino prende vita, squilla e vibra, è lei.

Bene, non ho voglia di dirle altro che la amo e che sto tornando a casa. ma è lei senza fiato, eccitata e felice come una bambina.

“Amore, sei stata bravissima, complimenti”.

Un momento, di cosa sta parlando? Ho mandato a monte l’intervista, ho preso per il culo quei due poveracci che in fondo stavano facendo il loro lavoro, non ho la più pallida idea di come sia possibile che li incontri di nuovo, e in fondo non ne ho neanche voglia, e mi dice che sono stata bravissima? Cosa è successo?

“Sono a cinque minuti da lì, aspettami, ti raggiungo”.

D’accordo, lei mi sorprende sempre, ed anche questa volta. Vuol dire che è uscita di casa almeno una mezz’ora fa, e non saprei dire, ne andasse nella mia vita, come ha fatto a fare i conti. Va bene, ci vediamo davanti all’alimentari, cogliamo l’occasione per fare una bella provvista, formaggi e salumi.

E prima che possa mettere piede nel negozio arriva la macchinetta bianca e azzurra del car sharing, lei mi dedica un sorriso attraverso il parabrezza e parcheggia in un fazzoletto, al primo colpo. Non ho più voglia di fare la spesa, voglio solo dirle di portarmi a casa e farmi l’amore: non è lo stress, è lei.

Però facciamo la spesa, formaggi italiani maturati in botte o tra foglie di castagno e di vite, una composta di peperoncino per accompagnarli, salame all’aglio toscano di cinta senese, prosciutto di un oscuro maiale siciliano, una mozzarella di bufala dalla forma strana ed una pagnotta ancora fragrante di forno, il tutto a prezzi oltraggiosi. Lei aggiunge una bottiglia dall’aspetto invitante e porge la carta di credito, io strabuzzo gli occhi, neanche una cena in un ristorante stellato.

Risaliamo in macchina e prima di partire la bacio, ne ho bisogno più che voglia, e finalmente ho la risposta che non mi aspettavo.

“Sei piaciuta, hanno bisogno di persone come te, ti richiameranno. Potrebbe essere una opportunità. E stasera stiamo a casa, prima di porto a correre, poi ginnastica defatigante”.

Le appoggio una mano sul ginocchio e mi lascio portare. La giornata sarà bellissima.

 

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