Informazioni ridondanti

di cristinadellamore

Ho aperto il mio internet banking per pagare il riscaldamento condominiale con il solito bonifico ed ho trovato l’estratto conto al 31 dicembre scorso. In genere io neanche lo controllo, ma mi sono detta che almeno una volta l’anno è una buona idea guardare cosa sto combinando con i miei soldi.

L’estratto conto è trimestrale e più o meno le cifre mi tornano, da quello che posso ricordare, i piccoli prelievi di contanti, i pagamenti al supermercato con il bancomat, l’addebito mensile della carta di credito e quello del mio piano di investimento – a proposito, devo andare a vedere la situazione dei titoli.

Poi ci sono i conteggi di chiusura, il che significa le spese di tenuta conto ed i bolli, un po’ più del solito perché ci sono anche quelli del dossier titoli. Insomma, niente di particolare.

Poi ci sono le comunicazioni alla clientela e qui cominciano i problemi.

Sotto un titolo apparentemente neutro (Le nuove regole sulla gestione delle crisi bancarie) e con riferimenti normativi abbastanza criptici (Decreti legislativi 16 novembre 2015 n. 180 e n. 181 di recepimento della Direttiva 2014/59) comincia la spiegazione di cosa potrebbe capitare se la banca cui ho affidato i miei quattro soldi finisse con i piedi per aria

Copio, badate bene: premesso che la  Consob ha chiesto a tutte le banche di informare adeguatamente i propri clienti sui principali aspetti di tale disciplina, gentilmente mi fanno sapere che in caso di crisi bancaria in atto le nuove regole prevedono che le risorse necessarie a ripianare le perdite della banca siano prese in primo luogo dagli azionisti e solo dopo, se necessario, anche dai creditori.

Badate bene: tutti noi – tranne i frequentatori del rosso fisso –  siamo creditori della banca, basta avere anche un solo euro sul conto corrente.

Non correte a prelevare i vostri soldi, perché c’è una gerarchia degli sfigati, e infatti per assorbire le perdite della banca in crisi e ricapitalizzarla in modo tale da mantenere la fiducia del mercato, le competenti autorità potranno ricorrere anche al bail-in (in italiano “salvataggio interno”), il che significa azzerare il valore dei crediti verso la banca, secondo una precisa gerarchia:

  1. azionisti,
  2. detentori di altri titoli di capitale,
  3. altri creditori subordinati,
  4. creditori senza garanzie reali (es. pegno, ipoteca) né personali (es. fideiussione) tra i quali detentori di obbligazioni non subordinate e non garantite, detentori di certificate (scusate, non ho idea di che cosa siano, magari mi informo), clienti che hanno derivati con la banca, per l’eventuale saldo creditore a loro favore dopo lo scioglimento automatico del derivato e infine titolari di conti correnti e altri depositi per l’importo oltre i 100.000 euro per depositante,
  5. persone fisiche, microimprese, piccole e medie imprese titolari di conti correnti ed altri depositi per l’importo oltre i 100.000 euro per depositante (la cosiddetta depositor preference).

Bene, io ho un conto corrente ben più piccolo di 100.000 euro, posso stare tranquilla. Però ho anche dei titoli, e dal poco che capisco se sono emessi dalla banca rischio di vedermeli azzerati. Quindi vado a guardare nel mio deposito titoli e scopro che si tratta di quote di fondi comuni, e che sembrano emesse da un altro soggetto. Però è il caso che mi informi meglio. Magari ne riparliamo, intanto faccio quel pagamento, non si può mai sapere, voi che ne dite?

 

 

 

 

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