Intervista – Terza parte

di cristinadellamore

(Qui e qui le prime due parti)

Insomma, presentazioni e strette di mano, tanto per cominciare, ed è certamente un primo esame. Per fortuna il passaggio dal freddo al caldo è stato indolore, ho la mano fresca e asciutta, so quanto può essere sgradevole quella cosa umidiccia, che sia bollente o ghiacciata, che deve toccare.

Anche qui poltrone, accidenti, sarò ancora a disagio per tutto il tempo, e credo sia voluto. Almeno ho fatto la prova qualche minuto fa e riesco a sedermi con un certa eleganza. Il biondo si sistema comodamente proprio di fronte a me e sottolinea la superiorità maschile accavallando le gambe, caviglia su ginocchio. La bruna si appoggia in qualche modo al bracciolo, anche questo deve essere studiato, la sua gonna è più corta e più stretta della mia ma lei ovviamente non deve dimostrare niente.

Il biondo mi fissa attraverso le palpebre semiabbassate e la prima domanda arriva dalla bruna. Mi sembra ragionevole ed innocua (due parole di curriculum) ma preferisco riflettere prima di parlare, anche perché il mio curriculum può stare in quattro righe, da receptionist di bella presenza e poco altro a venditrice senza passare dal via e dalla laurea.

Problema, sono in due, devo scegliermi un interlocutore e fissarlo negli occhi, primo punto del manuale delle giovani venditrici. Altro problema, il biondo più o meno è alla mia altezza, la bruna è più in alto, dovrei alzare la testa. Mi ha fatto lei la domanda, e allora via, è lei che eleggo come controparte, ed aggiungo il diploma preso fuori tempo massimo, giusto per dire qualche parola in più.

Il biondo sorride sempre, la bruna mi chiede cosa sono in grado di vendere. Bella domanda, e la risposta onesta è pericolosa. Devo o non devo dire che di quello che vendo capisco poco, imparo più o meno a memoria le schede predisposte dai nerd della produzione, e con lo stesso sistema posso provare a vendere dai reattori nucleari alle spille da balia? Ma sì, lo dico.

Sorrisone liberatorio. Non so come andrà a finire, ma insomma, mi sento un po’ più a mio agio. Ed è pericoloso, ti fanno rilassare e poi zac, ti fregano. Come diceva quell’anziano cliente genovese? La vita è un temporale, pigliarlo in culo è un lampo, quindi attenzione.

Sempre la bruna guida la conversazione, e la domanda successiva è di quelle che si fanno e non si deve mai dire che si fanno. Ho intenzione di avere un figlio, in un futuro prossimo? Bene, cioè male, a questo punto un anno fa mi sarei alzata e me ne sarei andata, adesso sono un po’ più saggia e dico la verità, ci ho provato ma non è andata, mi ero posta il limite di un solo tentativo e quindi non ci riproverò.

Attimo di gelo, il biondo mi sembra improvvisamente irritato, la bruna impallidisce, e capisco che purtroppo la domanda è di routine, e questi due sanno benissimo che io non lo sono. La bruna fa un gesto di scusa, tocca al biondo prendere in mano la situazione.

 

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