Divertimenti – Quinta parte

di cristinadellamore

(Qui, qui, qui e qui le parti precedenti)

Intorno a noi ancora scoppiano i tappi delle bottiglie di champagne, qualcuno ha alzato il volume della musica, auguri per tutti.

Io ho cominciato l’anno nel migliore dei modi possibili ed ho bisogno di riprendere fiato: lei dice che a volte vengo come un uomo, con la stessa folle intensità che mi lascia mezza morta. Credo che sia per gli uomini che è stata coniata l’espressione petite mort.

Nel casino lei mi parla all’orecchio, sento il suo respiro che mi riscalda ed incredibilmente ho di nuovo voglia di lei, qui ed ora.

“Auguri, amore, questa te la dovevo proprio”.

Lei non mi chiede mai se mi è piaciuto e quanto mi è piaciuto; ho smesso di farlo anche io, dopo aver capito che è una domanda che non ha senso se fatta dopo, ma può essere bellissima se fatta durante. Adoro chiederglielo mentre la tocco, la accarezzo e la faccio tremare, adoro sentirmi rispondere “sì, ti prego, non smettere”. Certo che c’è bisogno di un po’ più di intimità.

“Tieni, hai bisogno di recuperare”.

E mi imbocca di lenticchie, cotechino e salsiccia, caldo e buono. Forse manca un po’ il peperoncino calabrese che compriamo al mercatino del fine settimana da una signora che parla calabrese estremo e che ci rifornisce anche di cipolle di Tropea, ‘nduja e pecorino stagionato. Lo sussurro a lei con la bocca piena e mi merito un altro sorriso: sarà vero che è afrodisiaco, il Capsicum annuum? Io sono convinta di sì, ma sono anche convinta che l’afrodisiaco principe è lei.

Un boccone dopo l’altro, svuoto il piatto. Siamo in una bolla che ci isola da tutti gli altri, bolla che lei fa scoppiare con un altro sorriso.

“Uniamoci agli altri, solo per cinque minuti, facciamo un altro po’ di auguri”.

Mi sono ripresa a sufficienza per rialzarmi, non abbastanza per rendermi conto che ho il vestito praticamente arrotolato attorno alla vita, devo essere proprio un bello spettacolo. Lei si muove come una ballerina ed in un attimo mi ricompone.

“Vuoi farmi ingelosire, amore? Lo hanno già visto che sei bella, non esagerare”, e mi sfiora la punta del naso con un bacio.

Saluti, abbracci, strette di mano: capisco che lei sta anche facendo un po’ di pubbliche relazioni, non ha voglia di restare tutta la vita a scrivere accordi prematrimoniali e verbali di divorzio, la posso capire ma spero che resista almeno un altro po’, guadagna bene ed il lavoro non la coinvolge più di tanto, e questo è molto importante. Non voglio rivivere un altro periodo come quello dell’altro anno, con lei che dimagriva, non dormiva e quando si addormentava aveva gli incubi.

Recuperiamo finalmente cappotto e pelliccia e raggiungiamo il garage: siamo sole, la luce è bassa e fioca, dal pavimento di cemento sale una umidità gelata, lei mi tiene per mano e quasi mi trascina, col suo passo lungo e sicuro; fa qualcosa e in fondo al garage la nostra macchina lampeggia sommessamente. Ed io sento che devo farlo, adesso sono io a trascinare lei tra la parete e la macchina, mi inginocchio sul cemento gelato senza pensare alle calze che dovremo buttare, con mano sicura sbottono i pantaloni (proprio così, ci sono i bottoni, non una troppo moderna chiusura lampo), infilo due dita e la sento sobbalzare, tiro fuori la lingua e la sento gemere, poi soffoco un lamento, mi ha presa per i capelli e mi schiaccia contro di lei, quasi non riesco a respirare ma dura un istante, un altro gemito ed è finita.

Resto al mio posto, in ginocchio davanti a lei, per un tempo troppo breve.

“Vieni, ti porto a casa e ricominciamo”.

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