Divertimenti – Quarta parte

di cristinadellamore

(Qui, qui e qui le puntate precedenti)

Il nostro è un tavolo da sei, e lei conosce tre dei nostri quattro commensali. Per combinazione, ne conosco anch’io uno, ma solo perché ho venduto al suo studio legale il pacchetti per l’agenda e la fatturazione. E non è un caso se si tratta di una donna trentenne, che mi riconosce, mi abbraccia e mi presenta al suo compagno.

Lei mi presenta a sua volta al cinquantenne abbronzato che non è un avvocato ma, a quel che capisco, un immobiliarista, che esibisce una bionda più giovane di me e che dopo le presentazioni si chiude in un silenzio imbarazzante, dovuto probabilmente alle barriere linguistiche: pare sia arrivata da pochissimo da qualche strano e piccolissimo Paese venuto fuori dalle ceneri dell’URSS, abbiamo provato con inglese e francese ma ahimè, questa ragazza parla solo una lingua che si scrive con i caratteri cirillici.

Lei mi stringe la mano sotto il tavolo mentre, dopo aver rinunciato con la bionda, chiacchiera quasi amichevolmente col suo compagno, riuscendo a fargli confessare che ovviamente lui non parla russo e si capisce a gesti, e comunque la ragazza è molto intelligente e ci metterà pochissimo ad imparare l’italiano.

Incrocio lo sguardo col compagno della trentenne e ci scappa da ridere, mi sa che stiamo pensando la stessa cosa, e cioè che questo signore, col suo pesante accento della periferia romana, non è il miglior insegnante, e che comunque questa ragazza rischia di imparare per primi termini che non le saranno di molto aiuto nelle occasioni mondane.

Lei mi stringe la mano più forte ed io prima mi bagno, poi mi pento dell’istante di intimità con un altro. Sarà il mio primo proposito per l’anno nuovo chiederle perdono ed abbandonarmi alla sua giustizia. Parola.

Incredibilmente, la conversazione scorre abbastanza gradevole e la cena è ottima, il che non capita mai o quasi in queste occasioni. Lei mi ha lasciato la mano ma ogni volta che può appoggia la sua molto in alto sulla mia coscia, a bearsi del calore della mia carne e del mio desiderio.

Sì, perché ormai quello sento, dopo un paio di ore, è solo desiderio, nudo e crudo, senza fronzoli, senza se e senza ma. Da lei voglio essere spogliata, gettata sul letto (ma anche per terra mi sta bene) e presa in ogni modo, per il suo piacere che diventa immediatamente anche il mio.

Ci siamo quasi, abbiamo ben mangiato e ben bevuto, fatto quattro gradevoli chiacchiere, ed io sono sempre più eccitata. No, proprio vogliosa, lei non ha smesso di accarezzarmi e le sue dita agili e sapienti hanno ormai raggiunto la mia fica fradicia e spalancata. Mi tiene sulla corda, e si diverte cambiando tempo e direzione delle carezze.

Accanto ad ogni tavolo è ora pronto un cameriere con lo champagne, la musica di sottofondo è cessata ed è stata sostituita dal conto alla rovescia; al meno dieci si spengono le luci e lei mi infila due dita dentro, con la forza di un ariete. Mi fa anche un po’ male, e mentre saltano i tappi e scoppia un applauso io vengo mordendomi la lingua per non urlare.

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