Divertimenti – Seconda parte

di cristinadellamore

(Psss, la prima parte è qui)

Lei scende e gira intorno alla macchinetta per aprirmi lo sportello. Questo è il primo indizio che mi fornisce: coppia d’altri tempi, grande galanteria; ne terrò conto. E intanto mi guardo intorno: freddo, luci fioche, odore di lubrificante e di gas di scarico, è un garage, ci sono altre auto parcheggiate nella penombra, lei mi porge il braccio e ci avviamo e nel silenzio i miei tacchi picchiettano e risuonano sul cemento, c’è anche un po’ di eco, addirittura.

Finalmente arriviamo ad una porta tagliafuoco, e dietro ci sono una rampa di scale ed un ascensore. Fa freddo anche qui, c’è più luce, anche troppa, sbatto le palpebre.

“Rifallo”.

Ho capito bene?

“Rifallo, sei bellissima”.

Lo rifaccio, e lei mi bacia all’angolo della bocca, delicatamente per non rovinarmi il rossetto, ed io resto col desiderio di sentire le sue labbra sulle mie, la sua lingua frugarmi fino in gola. E’ bello desiderare, anche questo ho imparato da lei, quando sai che presto o tardi verrai accontentata, e mi godo anche questo piccolo piacere.

Mi crogiolo nel suo profumo e nel suo amore durante la corsa in ascensore, due sorprese: ha messo un profumo che non riconosco, speziato, arrogante, maschile, e sotto lo smoking anche lei ha messo i tacchi a spillo ed è più alta di me, mi tiene delicatamente per il braccio e delicatamente, con un dito, mi accarezza il palmo della mano. L’ascensore non arriva più, stiamo salendo per un tempo infinito ma non ho fretta, vorrei quel dito dentro di me ed anche gli altri, tutta la mano come fa a volte per farmi urlare il suo nome ed il mio amore, ancora mi accontento di desiderarlo, mi mordo la lingua nell’aspettativa ma non basta perché mi si piegano le ginocchia e mi bagno.

“Ti ho già detto che ti amo, stasera?”, mi chiede lei. Si è certamente accorta di quello che sto provando, ha gli occhi castani che brillano per l’eccitazione, riconosco quella luce, è felice di essere con me ed ha voglia di farmi tutto quello che desidero.

Sì, ovviamente me lo ha detto, e non solo con le parole, ma fa parte del gioco, faccio segno di no con la testa e lei me lo ripete: “Ti amo”.

Appena in tempo, l’ascensore si ferma con un piccolo scatto e le doppie porte si aprono automaticamente su un grande salone che sembra la replica del garage. Ma qui c’è tanta luce e tanto rumore, musica di sottofondo e conversazioni che si intrecciano, e c’è profumo di profumi mischiati, maschili e femminili. Non c’è invece odore di fumo e la cosa mi fa piacere un po’, ma un po’ mi dispiace, lei fuma e stasera non potrà farlo, potrebbe guastare la perfezione della nostra serata.

Un cameriere in guanti e giacca bianca mi libera della pelliccia e prende cappotto, cappello e sciarpa a lei. Mi guardo attorno, più leggera, ma non mi sembra di conoscere nessuno degli invitati, quindi seguo lei che mi guida dove è più folto un capannello di cravatte nere e abiti da sera.

Io non sono vestita correttamente ma me ne frego, ho indossato quello che ha deciso lei, mostro le gambe e le tette, sono bella per lei e sono fiera di esserlo, basta guardarmi in faccia e si legge il divieto di accesso. Penso al sapore della sua fica e posso esibire il sorriso migliore per affrontare questi eleganti sconosciuti.

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