Divertimenti – Prima parte

di cristinadellamore

“Sbrigati, per favore”.

Lei ha addosso soltanto l’asciugamano col quale si sta tamponando la corta zazzera castana ed un piccolo orologio d’oro dall’aspetto costoso.

Lei conosce il potere che ha su di me, in aggiunta all’amore ed alla devozione, quando la vedo così: desiderio di inginocchiarmi ed adorarla, gioia di essere sua ed avere l’onore di toccare quel corpo e di sentirlo vibrare per il piacere che prende da me, paura di perderla; anzi, questa paura è ormai quasi sparita, ricompare solo quando la notte è più buia e passa quando lei, nel buio della notte, mi abbraccia e mi tiene stretta.

So che ci mette sempre poco a vestirsi. Se voglio, posso fare in fretta anch’io, ma il bello è che non so cosa indossare.

Lei sa bene l’effetto che mi fa ma non ne approfitta: mi guarda e sento la sua mano sul mio seno nudo dai capezzoli eretti, sul pancino un po’ meno rotondo di qualche settimana fa, sul ventre depilato. Non lo fa apposta: è per il suo amore, che mi riscalda, e accarezza, e conforta, che reagisco così.

“E’ tutto pronto, nell’ultima stanza”.

Attraverso casa e trovo la sorpresa, il tubino di velluto blu a costine sottili e i decolté un po’ fuori moda. Adoro: il tubino è stato il primo vestito che lei mi ha regalato, una vita fa, ed era suo, ogni volta che lo indosso è come se lei mi abbracciasse, e anche le scarpe sono le sue, le porta ancora, a volte. A completare il tutto, parigine blu coprenti e giarrettiere: rosse, ovviamente. Manca il resto della biancheria e certamente non per dimenticanza, vuol dire che non devo indossarla e non lo farò.

C’è anche un rossetto nuovo, marca sconosciuta e confezione lussuosissima. Lo provo, è un rosso fuoco che non ho mai visto e mi sembra mi stia benissimo, nel piccolo specchio un po’ opaco – era la camera di un ragazzo, e si vede benissimo – mi scocco un bacio immaginando di darlo a lei, e sono pronta.

Non ho idea di dove andremo stasera, per aspettare l’anno nuovo, ma sarà bellissimo, ne sono convinta, e mi rinforzo nella mia certezza quando la vedo elegantissima nello smoking del padre e del nonno, completo di fascia alla vita, il cravattino perfettamente annodato sul colletto a piccole punte come usava un secolo fa. Ha cambiato profumo, una lavanda un po’ più forte, quasi maschile, che dalle narici mi arriva direttamente alla fica senza passare dal cervello, peggio dei feromoni. So già che stasera sarò cera nelle sua mani, e mi eccito ancora di più.

Mi aiuta ad indossare la pelliccia e mette in fretta un cappotto che non conosco, scuro e dai lussuosi riflessi ancora più neri. Lo lascia aperto e aggiunge una sciarpa bianca.

“Non è seta, purtroppo, ma la imita bene”, sorride calzando un cappello di feltro che le sta benissimo, “e vedo che ti piace la lobbia del bisnonno, nonno ha litigato col cugino per prenderla, all’epoca, e la ha tenuta come una reliquia”.

Ha lasciato il cappotto sbottonato; nella macchinetta del car sharing posso appoggiarle gentilmente la mano sulla coscia ricoperta di pesante flanella nera e godermi il doppio calore, del tessuto e della sua pelle.

Mi accorgo che non stiamo andando verso il centro ma ci stiamo inoltrando nei quartieri nuovi, costruiti a cavallo del Raccordo Anulare, con tante pretese e poca sostanza. Due curve e ci fermiamo davanti alla rampa di un garage.

Lei fa qualcosa ed il cancello comincia ad aprirsi, e intanto mi prende la mano, la porta alla bocca, la bacia, mi lecca le dita, in fretta, e mi dice: “Ti amo”. Potrebbe essere anche la porta dell’Ade, quel cancello, sono pronta a varcarla.

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