Scarabocchi

di cristinadellamore

Caratteri incomprensibili che si aggrovigliano su loro stessi, impressi su fogli ingialliti. Leggo sopra la sua spalla, o almeno vorrei, ma non capisco niente.

“Graecum est, non legitur”, dice lei, e mi spiega che è una formula medievale, figuriamoci, quando i monaci che copiavano i testi a mano trovavano appunto questi strani sgorbi.

E’ vero, d’altronde non capisco neanche il latino, figuriamoci.

“Era di papà, quando gli era venuta la fase romantica. Me lo ha raccontato mamma, una volta. Neanche lei aveva studiato il greco, solo un po’ il latino. Ma questa è bellissima, ascolta”.

Legge senza sforzo ma ovviamente non capisco niente. E’ musicale, sembra quasi che canti, questo sì.

“Scusa, te lo traduco”. E’ quasi arrossita, le capita quando sente mi avermi messa in imbarazzo, ma stavolta non sono imbarazzata; anzi, sono curiosa, deve essere qualcosa di particolare.

“Di nuovo, con un maglio grande Eros, come un fabbro, mi colpì, e in un torrente gelido mi immerse”.

Sento io un colpo in pieno petto. Non ce n’era bisogno, ma è una nuova dichiarazione d’amore. Sento anche i brividi di freddo, anch’io sono immersa in un torrente gelido, e poi mi riscaldo.

“Quando ti guardo io mi sento così. Ogni volta”.

Non c’è niente da dire, la abbraccio da dietro, così come mi trovo, premo il pancino contro la spalliera della poltroncina di vimini, i seni contro la sua schiena, e davvero la sento tremare e quando gira il capo per baciarmi sento il sapore delle sue lacrime. E lei deve sentire il sapore delle mie, perché anche io sto piangendo.

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