Tutele

di cristinadellamore

Leggo e mi chiedo se devo preoccuparmi per i miei quattro soldi: quattro banche andate gambe all’aria, risparmiatori infuriati per le perdite subite, polemica politica della quale non mi interessa niente. Devo disinvestire e tornare a nascondere i miei pochi risparmi sotto il materasso?

Lei sorride, lo so che in casa abbiamo anche una piccola ma robusta cassaforte, era un modo di dire.

“Lo sai che papà in banca ci lavorava. Mi ha aiutata quando studiavo diritto commerciale, e mi ha spiegato parecchie cose. Quanto rendono i tuoi fondi?”, mi chiede. E’ una domanda retorica? Decido per il no, e smanetto sul telefonino, c’è l’app per l’internet banking, comodissima. Leggo e faccio una smorfia, qualcosa tipo 1% in sei mesi, più o meno.

“Questi signori che si lamentano avevano comprato titoli che promettevano il 10% in un anno”.

Io non me ne intendo, ma la prima domanda che mi porrei, davanti ad un’offerta del genere è: dove sta la fregatura?

“Esatto. E’ una legge abbastanza ferrea, l’investimento più rende più è pericoloso. Hai anche la possibilità di vedere i mercati obbligazionari, lì sopra?”, mi chiede. E quando annuisco mi invita a cercare una cosa che si chiama Mediobanca 5% Sub 15Nv20.

“Cinque per cento è il rendimento, Mediobanca è stato uno dei pilastri del nostro sistema finanziario, adesso un po’ meno, e Sub sta per subordinata, nel senso che viene rimborsata dopo tutti gli altri debiti, prima soltanto delle azioni. Io le ho comprate quando sono tornata sull’euro, dopo le seconde elezioni in Grecia, ma ci ho messo solo una piccola parte dei soldi”.

E cinque è la metà di dieci, non c’è bisogno di dirlo. Quindi sono cose rischiose, ma la metà di quelle che adesso non valgono più niente. Per non parlare dei miei fondi, cinque volte più al sicuro.

“Esatto. Quindi, anche se non è il tuo mestiere, capisci che quel rendimento così appetitoso doveva essere letto come un grosso segnale di divieto di accesso”.

E allora perché c’è gente che ci ha messo sopra tutti i suoi risparmi?

“Perché le persone sono avide e contemporaneamente troppo fiduciose. Lo so, hai letto di pensionati e casalinghe che dicono di essersi fidati del bancario sotto casa, stiamo parlando di piccole banche che operavano in piccoli centri, certamente lo conoscevano anche al di fuori del lavoro, magari era anche un mezzo parente; e poi hanno capito solo quello che volevano capire”.

E cioè?

“Che le banche non falliscono. E poi è anche tecnicamente vero, per le banche si parla di liquidazione coatta amministrativa. Meglio, si parlava, perché le regole stanno cambiando, mi sembra che con le banche in dissesto gli unici correntisti che hanno pagato sono stati i grossi depositanti della banca di Sindona, ed io non ero ancora nata, si può dire”.

Sindona chi? Un altro sorriso, mi fa segno di sedermi accanto a lei, preferirei di no perché ha addosso soltanto la giacca della tuta e non ce la faccio a stare ferma se le sto troppo vicino. Poi obbedisco e le appoggio il capo sulla spalla.

“Vedi, un impiegato di banca adesso è diventato un venditore, un po’ come te. Se vende, e se vende quello che la banca vuole e deve piazzare sul mercato, fa bella figura, guadagna di più e magari fa carriera”.

Se il cliente dice no io la vendita non la faccio, però: non posso falsificare la sua firma sul contratto.

“Oddio, a volte è anche capitato, secondo papà. Ma il succo è proprio questo, basta dire no. Solo che non lo hanno detto, tutto qui. E sai, sono quasi certa che formalmente è tutto a posto, tutti i documenti firmati e protocollati. Vedremo, la cosa non finisce qui, tu però secondo me puoi stare tranquilla, anche perché la tua banca è quella più solida in Italia – anche se non significa che sia la migliore”.

No, la cosa non finisce qui. Lei comincia ad accarezzarmi la nuca ed a spingermi gentilmente verso il basso. Ed io voglio essere spinta.

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