Impressioni

di cristinadellamore

Ho portato il lavoro a casa perché lei mi aveva avvertita, questa settimana c’è tanto calcio, anche in tivvù. Abbiamo cominciato lunedì, c’era la sua squadra del cuore che giocava, fuori tempo massimo, per il primato in classifica: le carte sono rimaste nei faldoni, ovviamente.

Niente pay-tv, quindi radio accesa, dal tono caldo che solo il legno può dare all’altoparlante, Cesanese del Piglio stappato un’ora prima e le coppiette di maiale tagliate faticosamente a dadini (ci ho pensato io, adoro lavorare per lei).

Comincia malissimo, un minuto e gli altri sono davanti: lei accende nervosamente una sigaretta, io scivolo giù dalla poltrona e mi accovaccio ai suoi piedi. Man mano che il tempo passa le cose sembrano migliorare e lei prende ad accarezzarmi la nuca, sotto il caschetto di capelli. Lo adoro, mi viene da fare le fusa.

Improvvisamente mi pianta le unghie nella pelle: un dolore dolcissimo, come tutto quello che mi viene da lei. Espulsione, sono rimasti in dieci e non è ancora finito il primo tempo.

Intervallo, si scusa e mi bacia, e col bacio mi passa un delizioso sorso di vino; io ne approfitto per togliermi la tuta, resto con la maglietta di cotone, stasera fa caldo e nel secondo tempo lo farà ancora di più. Mi merito un sorriso ed una carezza sul seno.

Non va bene, il concitato radiocronista parla di una partita bellissima ma il punteggio non cambia, ancora carezze, un altro sorso di vino dalle sue labbra, e poi il disastro, secondo gol, è proprio finita.

No, non è finita, a sorpresa arriva una rete che ci rimette in gioco, lei mi prende per i capelli e mi bacia di nuovo. C’è ancora tempo, posso stare in ginocchio ai suoi piedi anche per i tempi supplementari (sì, lo so, non sono previsti ma fa un bell’effetto, non vi pare?), e sembra proprio che vada molto meglio, gli avversari sono affaticati, siamo ad un passo dall’impresa.

Ma i minuti scorrono, è il recupero, ormai è finita. Una fiammata, la voce dalla radio si spezza, non è chiarissimo, ma insomma, due pali nella stessa azione. Ma non c’è più tempo, è finita.

La aiuto ad alzarsi dalla poltrona, è ora di fare la nanna, lei mi sorride e mi dice solo “Grazie, amore”.

E domani, domani è un’altra partita.

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