Preoccupazioni

di cristinadellamore

Business as usual.

Ma è più facile a dirsi che a farsi: come si fa a togliersi dalla retina i corpi insanguinati, dalle orecchie il tonfo dei colpi di fucile d’assalto? Soprattutto, come si fa a non pensare che potrebbe capitare anche a noi?

Lei non lo dice ma lo pensa, e sta trovando ogni scusa per accompagnarmi in ufficio con la moto, rinunciando a qualche minuto di sonno ed accollandosi molti chilometri di strada in più ogni mattino; ma non è una soluzione, anche se lo so bene che la metropolitana è il bersaglio da sogno di ogni attentatore, il massimo risultato con il minimo sforzo, soprattutto nelle ore di punta. Io ho anche l’alternativa degli autobus, ma ho fatto le prove, ci vuole molto più tempo.

Le ho promesso di mandarle messaggi ad intervalli più o meno regolari, ma non sempre c’è campo per il telefono, almeno quando la metro che mi porta in centro e mi riporta a casa viaggia in sotterranea – per cinque fermate diventa un treno di superficie e a quel punto non ci sono problemi, per fortuna. O meglio, problemi ce ne sono, perché per un sì e per un no c’è un allarme bomba e si ferma tutto – e non dite che insomma non c’è nessuna differenza rispetto a come funzionava prima, spiritosoni.

Altro punto dolente: per le distanze di Roma io sono anche relativamente vicina al Vaticano, e insomma fino a qualche giorno fa ci preoccupavamo solo del caos che avrei dovuto affrontare per il giubileo; adesso le cose sono un po’ diverse.

E ne abbiamo la prova quando incrociamo le camionette verde oliva dell’Esercito, o soldati in tuta mimetica, armati fino ai denti, che cercano di fare la faccia feroce.

“Ecco”, ha concluso lei una sera, versandomi le ultime gocce di un sorprendente vino bianco calabrese, chardonnay e sauvignon, “non riesco a sentirmi più sicura grazie a loro. Mi chiedo se il loro addestramento è adeguato al servizio che svolgono”.

Ho bevuto, poi mi sono ben appoggiata alla spalliera della poltrona di pelle, ho lasciato colare un filo di vino nell’ombelico e glielo ho lasciato bere. Per un po’, abbiamo smesso di preoccuparci.

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