In contatto

di cristinadellamore

“Ti ho già detto che ti amo?”, mi ha chiesto lei dallo schermo del pc.

Di nuovo in viaggio, di nuovo a lasciarmi sola la sera. Affacciata in chat, avvolta in uno sconosciuto asciugamano, la corta zazzera castana umida e scompigliata. Parlavamo da più di un’ora ed era il momento di andare a dormire e si, che mi amava me lo aveva già detto, più di una volta ed ogni volta mi era sembrato di poterla toccare. Mi sembrava di sentire l’odore del suo corpo, il profumo della saponetta all’uva e, a tratti, la trama della sua pelle quando le passo sulla schiena la crema che lei dimentica sempre di mettere, o forse fa finta, per potersi stendere pancia sotto ed affidarsi alle mie dita.

“Non hai caldo?”, mi chiede lei sorridendo.

No, senza di lei sento freddo, e ho sprangato tutte le finestre, alzato il riscaldamento e infilato una lisa felpa blu che mi sta un po’ stretta, era di suo padre, ed è caldissima. Faccio per scuotere la testa e mi fermo, ho capito dove vuole arrivare, e allora sì, mi viene improvvisamente caldo, mi si copre la fronte di sudore. Annuisco, ho la bocca improvvisamente secca, le labbra asciutte, articolo a fatica un sì.

“Ho caldo anche io, la stanza è piccola, è diventata un forno dopo che ho fatto la doccia”.

Fa un gesto dei suoi, uno di quelli che non capisco mai bene, e l’asciugamano cade, in primo piano i suoi seni liberi, puntati verso di me, i capezzoli eretti. E’ un colpo al cuore, e anche più in basso.

“Sai, prima di chiamarti ho messo un giocattolo, ti dispiace se comincio a muovermi”?

No e sì. Mi piace vederla venire, mi dispiace non potere essere io a servirla per il nostro piacere. Mi strappo di dosso la felpa ed il reggiseno sportivo, so cosa le piace e mi stringo tra due dita un capezzolo, in favore della videocamera. E’ come se me lo facesse lei, mi manca il fiato ed un dolcissimo dolore mi arriva al cervello passando per la fica.

“Stringi più forte, io ci sono quasi e devi esserci anche tu, amore”.

La sua voce è una carezza che mi entra dentro: la chiamo a labbra strette, prima sottovoce, poi più forte, e infine urlo il suo nome mentre lei urla il mio. E’ finita troppo presto, ma domani lei sarà di nuovo a casa.

 

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