Edonismo

di cristinadellamore

Stamattina lei mi ha accompagnata in moto: non lo faceva da tempo ma io avevo un appuntamento in centro, prima di andare in ufficio, e lei passa da lì ogni giorno. Di nuovo tailleur pantalone, ma niente giacca tecnica, mi sono arrangiata con il trench a doppio petto che mi ha regalato lei ed era di suo padre.

A destinazione, tra il Corso ed il Pantheon, ho messo un piede a terra e sono quasi caduta: una buca profonda, mancavano tre o quattro sanpietrini, dolorosa storta alla caviglia, ma insomma, sono rimasta in piedi. Finalmente scesa dalla moto, mi sono tolta il casco, ho scrollato il capo per ridare una forma al mio caschetto di capelli e ho salutato lei con un bacio: senza parole, ci siamo scambiate la nostra quotidiana promessa di amarci.

Poi mi sono chinata per agganciare il casco alla sella: tornerò a piedi, stasera, e lei ha colto l’occasione per carezzarmi gentilmente sulla curva delle natiche, un tocco che adoro, perché sono sua come lei è mia.

Lei è partita rombando e accanto a me si è fermato un tizio con un enorme scooter, nero e luccicante. Si è tolto a sua volta il casco, rivelandosi per un quarantenne ben conservato, barba scolpita e tutto il resto, le spalle larghe sottolineate dal giaccone con le protezioni, ed è rimasto cinque minuti buoni ad aggiustarsi la pettinatura davanti agli specchietti.

Io sono rimasta lì a guardarlo affatata, e lui neanche se ne è accorto, tutto preso nella sua toilette. Mi sono poi allontanata verso la mia destinazione pensando che sì, è bello che gli uomini si curino, ma forse questa cosa sta sfuggendo di mano. Per dire, vicino casa ha aperto un nuovo barbiere, che espone fieramente le tariffe e taglio e sciampo costano di più che dal nostro tradizionale parrucchiere.

 

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