Strappetto?

di cristinadellamore

Stamattina lei ha corso per gli ultimi dieci minuti con più fatica. L’ho sentita respirare più pesantemente mentre facevo l’andatura – per fortuna eravamo in discesa – ed ho anche provato a rallentare solo per sentirmi incitare a tenere il solito passo.

Sotto la doccia, si è finalmente convinta a dirmi la verità.

“Devo aver messo male il piede, mi fa male la caviglia, e tanto”.

Volevo restare a casa ma lei mi ha quasi fisicamente cacciata.

“Non preoccuparti, resto a casa e lavoro lo stesso, oggi non ho appuntamenti, metto il piede su una sedia e passa tutto”.

Per tutto il giorno la ho bombardata di messaggi cui ha risposto invariabilmente che andava tutto bene. Poi, ero quasi arrivata a casa, è stata lei ad avvisarmi di essere andata dal medico.

Il nostro medico di base ha lo studio nel palazzo accanto: proprio così, vicinissimo e comodissimo, con il difetto che non lo si trova mai, ci sono quasi sempre i suoi sostituti. Ovviamente mi sono presentata lì col cuore in gola ed il fiato grosso (non ho avuto la pazienza di aspettare l’ascensore ed ho scalato quasi di corsa quattro piani) in tempo per raggiungerla e passare con lei dalla sala di attesa alla stanza delle visite, aiutarla a stendersi sul lettino e tenerle la mano. Ero preoccupatissima: conosco bene lei, per andare dal medico deve stare proprio male, e probabilmente sarebbe stato tempo perso, un qualsiasi sostituto le avrebbe scaricato un elenco di analisi e di lastre da fare, e tanti saluti. Lei me lo aveva spiegato: “Si chiama medicina difensiva, si fanno più accertamenti possibili ed immaginabili, e così il medico si tutela se qualcosa va male e l’ammalato o i suoi eredi gli fanno causa”.

Invece no. Per una combinazione fortunata c’era proprio il nostro medico che ha gentilmente manipolato la caviglia che mi è sembrata un po’ gonfia, ha sorriso ed ha emesso un verdetto di assoluzione: un po’ di ghiaccio e due giorni di riposo.

“E d’accordo, starò più attenta a dove metto i piedi”, ha concluso lei guardandomi negli occhi. Lo so, era distratta, aveva gli occhi fissi su di me,  non si stanca mai di ammirare il mio culo fasciato dai calzoncini elastici; se non potrà correre con me li indosserò anche a casa.

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