Gruppo di famiglia

di cristinadellamore

Ho trovato lei immersa nella lettura, il che non è certamente una novità. Solo che aveva davanti non un libro o i faldoni delle pratiche ma un volumone cartonato dall’aspetto alieno. Altri erano ammucchiati sulla piccola scrivania.

Ha chinato il capo per accettare un bacio sulla nuca, meravigliosamente nuda, vulnerabile e sensibile, e poi ha fatto un gesto un po’ vago.

“Sono album di foto, non ricordavo più dove fossero, poi mi sono capitati sotto il naso quasi per caso”.

Mi sono accomodata ai suoi piedi non prima di ricevere il suo bacio all’angolo delle labbra.

“Mamma raccoglieva le foto con ordine, qui ci sono le mie, da quando sono nata a quando ho passato l’esame da avvocato. Quelli di mio fratello, lui se li è portati via, credo, però ci sono anche alcuni album con le foto dei miei genitori”.

Me li ha già mostrati, in foto, nell’album del loro matrimonio, alla metà degli anni Ottanta. Erano una bella coppia, ma adesso sono incuriosita: ci sono le immagini di lei da bambina, voglio vederle, adesso, dopo aver solo immaginato come potesse essere.

La prima foto è un pugno nello stomaco: un fagotto bianco, un faccino rosso con due occhi chiarissimi spalancati, le labbra tirate, i pugnetti stretti tesi verso l’obiettivo.

“Appena nata, come vedi”. La sua voce mi richiama alla realtà. “E qui, la prima poppata”. In braccio ad una bella ragazza bruna, lei è seminascosta da una tetta gonfia di latte, una quinta ad occhio. “Non ho mai potuto prendere in prestito vestiti o biancheria di mia madre, magari a te sarebbero andati bene”. Mi ha letto nel pensiero, come spesso fa.

Le pagine scorrono, e la protagonista è sempre lei: un bambino paffuto la bacia sulla guancia (“Mio fratello, irriconoscibile non è vero?”) mentre è in braccio alla madre, poi è immortalata mentre muove un passo esitante, sullo sfondo il padre con un sorriso identico a quello del figlio, e l’ultima foto la vede col grembiulino dell’asilo.

“Ce ne sono altri due, ma la più bella è certamente questa”. Torna indietro di qualche pagina ed eccola, in piedi in una tinozza, regalmente nuda, in mano una saponetta, un sorrisone soddisfatto, schiuma da tutte le parti più che a nascondere a sottolineare il corpicino un po’ rotondo di una treenne.

“Mamma mi ha raccontato che sono stata proprio io, la regista. Un’idea vagamente porno, che ne dici?”

Dico che potremmo rifarla, questa foto, qui ed ora: c’è abbastanza acqua calda.

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