La via dritta

di cristinadellamore

Via del Corso, qui a Roma, una punta di freccia da nord a sud, un canyon tagliato in mezzo ai palazzi rinascimentali.

La percorro da sola, aprendomi la strada con difficoltà tra turisti e sfaccendati locali, trascinandomi dietro a fatica i parafernali della commerciale contemporanea.

E’ andata male oggi, nessuna vendita, il potenziale cliente non si e’ convinto. Proprio per questo mi devo consolare, e alla mia sinistra c’e’ il quadrilatero romano delle grandi firme. Non per comprare, è tutto ben al di là delle mie possibilità, ma dare un’occhiata è gratis.

E sia. Imbocco via Condotti e tiro un gran respiro, schivo un gruppetto di russi (guardare e non toccare anche per loro, il rublo svalutato basta appena per un caffè) e mi trovo faccia a faccia con un fantasma.

Un figura avvolta dalla testa ai piedi in veli bianchi, una fessura per gli occhi neri e bistrati, un corpo morbido e sodo al tempo stesso. Lo so perché lo scontro frontale è inevitabile ed ho sentito contro il mio un seno grande, alto e libero da ogni impedimento. Lo so perché per reggersi in piedi mi abbraccia e si stringe contro di me, e sento che sotto quegli assurdi tessuti ci sono muscoli lunghi e tonici.

Il fantasma – o la fantasma, se così si può dire – si raddrizza e lascia cadere un lembo del velo, scoprendo due labbra rossa e gonfie. In un inglese a mio modestissimo giudizio perfetto mi chiede scusa, io balbetto qualcosa, quello che la mia scarsa conoscenza della lingua di Shakespeare mi consente, e sto per passare appresso, quando sento alle mie spalle una voce profonda ed un ottimo italiano.

E’ un freddo rimprovero, dice qualcosa come “stia più attenta, poteva far male a mia moglie”, ed io mi volto per fronteggiare la nuova minaccia, un tizio alto, abbronzato, baffetti e capelli sale e pepe, insomma assomiglia un po’ a Omar Sharif (come faccio a saperlo? Lei mi ha fatto vedere Il dottor Zivago ed io ho pianto dall’inizio alla fine), elegantissimo in un abito scuro che mi sembra molto simile a quelli che lei ed io abbiamo comprato l’anno scorso da Versace.

Alle sue spalle altri due fantasmi dignitosamente coperti: bene, ci mancava anche questa, una litigata in pieno centro storico  con un arabo che si trascina dietro il suo harem. Ho già violato la prima regola (non si parla di queste cose), non intendo violare la seconda, ovvero non ci sono regole. Alzo la voce che quasi mi si spezza mentre urlo: “Mi tolga le mani di dosso”.

Qualcuno si volta, ed il mio interlocutore fa un passo indietro giustamente preoccupato: sarà anche ricco ma è palesemente arabo, sicuramente musulmano, forse non terrorista ma magari li finanzia. Alle mie spalle, la voce del bel fantasma dagli occhi neri e dalle labbra rosse. Non capisco una parola ma deve aver pronunciato la formula magica, il marito preoccupato si scusa e fa addirittura un inchino. Diventiamo amici, anche con le sue mogli, davanti ad un bel caffè.

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