Documenti

di cristinadellamore

Ho sbattuto un po’ le palpebre e gonfiato il petto, ed il nerd piccolo, grassoccio e con gli occhiali spessi e la barba non fatta mi ha installato sul telefonino una strana app fatta a mano, uno scadenziere per i documenti.

Sì, perché vediamo, due passaporti, due carte di identità, due patenti, lei ha anche il tesserino professionale, non è un’idea stupida, c’è solo da ricordarsi di trasferire i dati se e quando si cambia telefono.

Bellissima idea, peccato che non tenga conto degli imprevisti. Quando ho ripescato dal portafogli la carta d’identità mi si è quasi disintegrata in mano: chissà cosa è capitato, forse il caldo di quest’estate. Non voglio dovermi portare appresso il passaporto, la patente vale come documento di identità, se ho capito bene, ma non per l’espatrio, e allora facciamone una nuova.

Con una certa sorpresa scopro che gli uffici anagrafici del nostro Municipio sono aperti fino alle sei del pomeriggio, e allora lei mi lascia la moto, io vado via un po’ prima dall’ufficio e mi presento in tempo. Il salone è quasi vuoto, dietro la scrivania dell’accoglienza ma io mi sono informata, prendo il numero da un complicatissimo totem ed il numero è un orario, tra quattro minuti, e vado alla cassa a comprare il modulo e la marca da bollo per le propine, ci vogliono dieci euro e spiccioli, ed è subito il mio turno.

Dietro lo sportello c’e’ un signore ben oltre la cinquantina, corti capelli grigi, occhi chiari dietro gli occhiali da presbite, il mezzo sorriso distratto che si indossa sul lavoro come una divisa.

Non ho fatto in tempo a riempire il modulo ma non c’è nessuno, quindi niente fretta. Ritira i miei brandelli di documento e prepara la nuova carta suggerendomi di comprare una custodia di plastica per proteggerla.

Poi fa qualcosa che mi sorprende. Mi consegna finalmente la carta d’identità nuova e mi fa gli auguri. Proprio così, mi dice: “Auguri, signorina”.

E non capisco perché.

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