Diversa stagione

di cristinadellamore

E’ rinfrescato. Al mattino presto e alla sera, anzi, fa quasi freddo.

Meglio così. Andiamo a correre che c’è ancora luce, poco prima del tramonto, ed abbiamo tirato fuori dal fondo dei cassetti le magliette con le maniche lunghe, un po’ stinte e slabbrate dai lavaggi. Per reazione, sudiamo di più, e sono felice del caschetto che lavo e asciugo in fretta; lei mi aiuta perché con la zazzeretta “alla tifo” (lei dice che era un termine che usava la nonna) fa ancora prima di me.

Sudiamo, dicevo. L’altra sera, ancora un po’ affannate, abbiamo preso l’ascensore con l’elegante ingegnere dell’ultimo piano, che anche negli inverni più freddi si accontenta di un sottile giubbotto di pelle. Non tanto alto, snello e sempre cortese anche se mai sorridente, si è accomodato in un angolo e per il breve percorso – due piani – ha fissato il soffitto.

Arrivate al nostro piano, lo abbiamo salutato e mentre richiudevamo la porta ha finalmente detto qualcosa di diverso del solito “buongiorno” o “buonasera”. Ci ha fatto incredibilmente un mezzo sorriso prima di aggiungere che avevamo riempito l’ascensore di un magnifico profumo.

Io ho sorriso a mia volta, un po’ interdetta, lei ha ringraziato compito per il complimento e poi mi ha spiegato che quell’uomo si porta dentro un grande dolore. Me ne parlerà, una volta o l’altra.

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