Un po’ tardi

di cristinadellamore

Lei aveva una riunione che si era protratta ben più a lungo del previsto. Mi aveva avvisata – un gesto di affetto del quale non le sono mai abbastanza grata- ed io avevo rimesso in frigo le fette di tonno fresco da preparare alla griglia e mi ero aperta una scatoletta che avevo mangiato senza nemmeno sentire il sapore, avevo letto un po’ l’ultimo romanzo di Stephen King e poi mi ero spogliata e messa a letto.

Stavo ripensando al libro: contrariamente al solito, e come il precedente Mr. Mercedes di cui costituiva il seguito ideale, Chi perde paga era un poliziesco duro e puro, e non si negava neanche una citazione da Rashomon (o forse da L’Oltraggio, chi può dirlo?), con la scena iniziale dell’altro libro raccontata anche da un altro punto di vista. Un lungo antefatto, e poi il nocciolo duro della storia, in cui tutti hanno qualcosa da nascondere o da farsi perdonare.

Insomma, mi aveva presa; non mi sono accorta del tempo che passava mentre arrivavo allo scioglimento con l’inevitabile punizione del cattivo, e solo allora mi sono resa conto che era tardissimo, che mi si chiudevano gli occhi, che il mio telefonino aveva sussultato qualche istante prima – lei mi aveva mandato l’ultimo messaggio, finalmente la riunione era finita e stava arrivando; e sia, mi sarei fatta trovare addormentata e innocente come una bambina o impegnata a leggere e immersa nel cupo mondo di una hard boiled novel?

La stanchezza di una giornata di corsa attraverso Roma decise per me: mi stiracchiai, mi si spalancò la bocca in uno sbadiglio e mi si chiusero gli occhi.

Poi la gradita pressione di un corpo contro il mio, una lingua sulle labbra, due mani sulla mia pelle: lei era arrivata e mi aveva svegliata nel più gentile dei modi.

“Altre volte mi hai attesa sveglia”, mi ha detto sollevandosi leggermente sulle braccia, “dovrai chiedermi scusa per questa disattenzione”.

La stanchezza era passata, e lei ha accettato con gioia le mie scuse.

 

 

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